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Domenica, 23 Ago 2026

Centro accoglienza EliosAncora oggi le malattie infettive rappresentano cause di mortalità e morbilità significative a livello globale, ma certamente predominanti nel contesto dei Paesi a risorse limitate ove, è bene ricordarlo, vivono circa i 5/6 della popolazione mondiale.

Ma l’enorme aumento della mobilità globale di uomini e merci, le migrazioni forzate di popolazioni per catastrofi naturali e non (guerre e conflitti, rapida urbanizzazione economica, ecc.). Le modificazioni dell’ecologia, per dissennato sfruttamento delle risorse naturali, creano le precondizioni che facilitano la diffusione delle malattie infettive a livello globale.

Tutto ciò, unitamente alla scarsa efficacia degli interventi preventivi e alla sostanziale assenza di sistemi di sorveglianza epidemiologica nel contesto dei Paesi poveri, nonché all’uso scorretto delle terapie antimicrobiche, rende il mondo intero vulnerabile all’insorgenza e diffusione di microbi (magari anche farmaco-resistenti) responsabili delle malattie infettive.

Ciò che ormai dovrebbe apparire chiaro ai “decision makers” globali è che una malattia infettiva apparentemente debellata e/o confinata a regioni geografiche apparentemente lontane rappresenta un elemento di rischio per tuti i popoli che, sebbene non eradicabile in assoluto, deve essere prontamente gestito e contenuto.

Tutto ciò determina una comunicazione pubblica sulle malattie infettive strumentale e fondata sulle paure, che ciclicamente vengono alimentate e/o negate a seconda del contesto socio-politico intercorrente. Non deve dunque sorprendere che la reazione istintiva dell’uomo, a tutte le latitudini, rispetto alla malattia infettiva sia orientata alla paura, per sfociare spesso in ingiustificato terrore, che può alimentare un controproducente panico collettivo.

I microrganismi e le malattie infettive hanno da sempre accompagnato e influenzato la storia di tutti gli esseri viventi del pianeta. Nel corso dell’ultimo secolo i progressi nell’acquisizione di strumenti di lotta e controllo delle malattie infettive sono stati straordinari, ma la carenza di una visione globale ne riduce altrettanto straordinariamente l’efficacia a livello globale. Ma le malattie infettive sono oggi anche una spia delle crescenti ed intollerabili diseguaglianze socio-economiche che, combinate alla scarsa e spesso incorretta informazione generale sul tema, alimentano tensioni sociali e caos, facilitando processi di emarginazione sanitaria, che rappresentano il vero fattore di diffusione delle malattie stesse, anche in contesti inusitati.

Certamente la percezione odierna dei fenomeni migratori da parte delle popolazioni ospiti dei Paesi industrializzati è orientata all’identificazione dello straniero quasi sempre quale portatore di malattie.

Questo concetto che, teoricamente, può anche essere parzialmente corretto in determinate situazioni, viene distorto nel dimensionamento del suo impatto a causa dell’incapacità di considerare il fenomeno migratorio quale strutturale delle società moderne, quindi da governare e non gestire sulle onde emotive dell’emergenza.

Ciò è particolarmente vero in Italia che, da Paese di emigrazione, è diventato un Paese di immigrazione, ove circa l’8% della popolazione residente è nato all’estero, ma il sistema sanitario nel suo complesso non è stato sinora capace di strutturare un’offerta sanitaria adeguata alle diversità socio-culturali e finalizzata all'inclusione, che rappresenta l’unico strumento per il controllo delle malattie infettive in un territorio definito.

sonia topazio ridottaQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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