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Sabato, 28 Mar 2026

MycolasmaL’ultimo numero di "Cellular Microbiology", una delle più prestigiose riviste internazionali di microbiologia ha dedicato la copertina ad un team di ricercatori dell'Università di Sassari per i risultati di una ricerca sul ruolo delle lipoproteine di “Mycoplasma” nell'attivazione dei Granulociti nelle patologie infiammatorie animali e umane.

I risultati ottenuti dal gruppo di ricercatori, guidati da Alberto Alberti, professore associato di Microbiologia e Immunologia nel Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Ateneo sassarese, rappresentano un valido aiuto per lo studio e il trattamento di malattie ampiamente diffuse negli allevamenti nostrani di pecore e capre, come l'agalassia contagiosa, presente anche nei Pirenei, nei Balcani e in Nordafrica, e responsabile del calo nella produzione lattea degli animali con notevoli danni economici, ma anche per altre patologie acute e infiammatorie croniche degli animali e dell’uomo (artriti, polmoniti, cheratocongiuntiviti).

Lo studio ha dimostrato che le lipoproteine dei micoplasmi - batteri causa di patologie negli animali e nell’uomo - inducono i neutrofili ad attivarsi e ad andare incontro a “NETosi”. "La NETosi è un processo di morte controllata che permette ai neutrofili di liberare i loro acidi nucleici all’esterno, e produrre delle vere e proprie trappole per i microorganismi dannosi– spiega Alberto Alberti - I micoplasmi sono poi in grado di eludere queste trappole utilizzando enzimi con i quali digeriscono i filamenti di DNA che le costituiscono. In questo modo i micoplasmi evitano che i neutrofili possano fagocitarli, spingendoli a liberare le NETs, che sono disassemblate dal microrganismo invasore ma che sono alla base del danno infiammatorio nell’ospite". In altre parole, i Granulociti Neutrofili non sono in grado di neutralizzare gli agenti patogeni ma piuttosto, essendo attivati dagli stessi, danneggiano la regione infiammata.

L'articolo, intitolato "Mycoplasma lipoproteins are major determinants of neutrophil extracellular trap formation", ha coinvolto ricercatori dell'Università di Sassari e di Porto Conte Ricerche (oltre ad Alberto Alberti, Carla Cacciotto, Tiziana Cubeddu, Maria Filippa Addis, Antonio G. Anfossi, Gessica Tore, Tania Carta, Stefano Rocca, Bernardo Chessa, Marco Pittau e Vittorio Tedde).

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