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Venerdì, 06 Mar 2026

Gravidanza sempre più sicura per le future mamme e i loro bambini grazie al test diagnostico messo a punto dalla Roche, che consente di rilevare lo sviluppo della preeclampsia (o gestosi) in donne che presentano fattori di rischio, fino a 4 settimane prima del manifestarsi dei sintomi clinici.

È italiana la pubblicazione che conferma il valore del test che, analizzando il rapporto tra i biomarcatori sFlt-1(Tirosin Chinasi 1 FMS-Simile solubile) e PlGF (fattore di crescita placentare), può predire la comparsa di questa grave patologia, che colpisce tra il 2 e l’8% delle future mamme e che rappresenta una delle principali cause di mortalità materna e perinatale.

“Il test di laboratorio di Roche - spiega la dottoressa Daniela Di Martino, Dirigente medico di I livello presso l’Ospedale Buzzi ASST-FBF-SACCO, coautore dello Studio citato - attraverso un semplice prelievo di sangue, ci permette di valutare il rapporto tra i due biomarcatori sFlt-1 e PlGF per escludere che la futura mamma possa sviluppare la preeclampsia” che, aggiunge “È un grande passo avanti per noi specialisti: il rapporto sFlt-1 e PlGF Roche, l’unico validato a livello internazionale, non ci dice solo se la patologia si conclamerà ma, attraverso l’interpretazione dei risultati, ci permette anche di capire se si manifesterà con una forma più o meno severa. Tutto ciò ci consente di evitare ricoveri impropri che gravano sul Sistema Sanitario Nazionale: le donne affette da preeclampsia, infatti, necessitano di un monitoraggio costante e un follow up specifico che, il più delle volte, richiede un ricovero ospedaliero. In molte situazioni, inoltre, il test ci aiuta anche a decidere come e quando espletare il parto, scongiurando il più possibile il rischio di parti eccessivamente prematuri. Quando la preeclampsia si manifesta in maniera grave, l’unica soluzione per salvaguardare la sicurezza di madre e nascituro è indurre il parto”.

La recente pubblicazione italiana, apparsa sulla rivista internazionale European Journal of Obstetrics&Ginecology and Reproductive Biology, ha messo in evidenza che il rapporto tra i biomarcatori sFlt-1 e PlGF può contribuire a predire la comparsa della preeclampsia in donne che presentano uno o più fattori di rischio, come ad esempio la nulliparità, il sovrappeso, la familiarità, l’ipertensione cronica, la gravidanza multipla, il diabete di tipo 1 oppure gestazionale.

Il rapporto sFlt-1/PlGF, insieme alle valutazioni cliniche standard, può supportare la diagnosi di preeclampsia e, come dianzi evidenziato, anticiparla di 4 settimane. Attraverso un semplice esame del sangue, che può essere effettuato dalla 20sima settimana di gravidanza, il test permette di arrivare ad una diagnosi precoce, quando i sintomi clinici della preeclampsia ancora non si manifestano. L’approccio standard che viene attualmente utilizzato nel riconoscere la patologia non è in grado di identificare in maniera efficace e tempestiva le pazienti che presentano un maggiore rischio e di conseguenza di supportare il ginecologo nella migliore scelta terapeutica.

“Il rapporto sFlt- 1/PlGF – continua la dottoressa Di Martino – rappresenta un valido aiuto nella diagnosi di esclusione della preeclampsia, in combinazione con altre informazioni diagnostiche e cliniche, come dimostrato da importanti studi internazionali “.

Inoltre, recentemente è stato sviluppato in collaborazione con tre importanti centri italiani un modello per stimare l’impatto economico dell’introduzione del test sFlt-1/PlGF nella pratica clinica, secondo la prospettiva del Sistema Sanitario Nazionale Italiano.

I risultati di questa analisi hanno dimostrato che l’introduzione del test può migliorare la gestione delle pazienti a rischio, riducendo conseguentemente i costi sanitari. I costi di gestione di una paziente con sospetta preeclampsia ammontano a Euro 2.384 con approccio standard, rispetto a Euro 1.714 utilizzando il test sFIt-1/PIGF, in aggiunta alla comune pratica clinica. Complessivamente il risparmio atteso nel primo anno per il Sistema Sanitario Nazionale ammonta a 33,2 milioni di euro.

In conclusione, il rapporto sFlt-1/PlGF rappresenta sia un’arma in più per le future mamme sia uno strumento per contribuire all’efficacia del Sistema Sanitario Nazionale.

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