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Martedì, 10 Mar 2026

Molti di noi saranno stati attratti, in questi giorni, ad assumere quante più notizie possibili sui virus e sulle pandemie. Almeno a me è successo così.

Nei miei studi da biologo, l'università ha dato pochissima attenzione - peraltro generica - ai virus e, pertanto, mi sono immerso nella lettura di libri dedicati all'argomento e di tante pubblicazioni scientifiche.

Scrivo perché sappiamo che le pandemie sono ricorrenti: non è questione SE verrà la prossima, ma QUANDO verrà e potrebbe essere molto più cattiva di quella che stiamo vivendo.

Nella necessaria CONVERSIONE ECOLOGICA della società e dell'economia, ANCHE per cercare di prevenire le future pandemie, dobbiamo considerare che:

1) Tutte le pandemie originano dal "salto di specie" che i virus (ma anche i batteri) possono fare da animali ospiti involontari (abituali e senza che ne abbiano conseguenze), all'uomo (che invece è terreno vergine per le conseguenze);

2) I virus non ancora conosciuti e studiati, ma di cui sappiamo l'esistenza in animali, sono circa 1,6 milioni;

3) Di questi, circa 200 mila hanno caratteristiche idonee a fare il salto entro noi umani;

4) Tutti i "salti" emersi entro la nostra specie originando epidemie o pandemie sono stati causati dalla distruzione di habitat naturali perché la fauna "sfrattata" dal suo ambiente è migrata nelle città contaminando i "nostri" allevamenti intensivi o animali domestici, innescando le malattie (così per Hedra, Ebola, malattia di Lyme, Nipah, Marburg, febbre del Nilo, Machupo, Junin, febbre gialla, rabbia, chikungunya, SARS-CoV, Lassa, AIDS da HIV ... e tutte le febbri ...);

5) Il contatto fra gli umani attraverso navi, aerei, auto, merci che vagano per il mondo (e con le merci viaggiano spesso gli agenti patogeni senza pagare il biglietto...) e il sovrappopolamento fanno diventare le epidemie regionali pandemie globali.

PRIME CONSIDERAZIONI:

Rispettare gli habitat naturali, NO alla deforestazione!

Promuovere l'evoluzione di habitat naturali. Secondo calcoli (di prossima pubblicazione), effettuati all'interno di GUFI (Gruppo Unitario per le Foreste Italiane, in Italia è possibile lasciare, senza conseguenze economiche, il 50% dei boschi alla loro evoluzione naturale, spontanea, indisturbata: oltre a una montagna di benefici, avremmo che le specie animali resterebbero confinate a casa loro. Il rimanente può essere coltivato a selvicoltura ecologica, per tutti gli usi del legno purché il carbonio in esso contenuto resti allo stato solido.

Vietare il traffico di animali esotici, per collezionismo, zoo, e cavolate del genere.

Vietare la caccia: ora sappiamo quanto è pericoloso il contatto fra uomo e animali, soprattutto se migratori che hanno passato mesi a decine di migliaia di chilometri di distanza, in zone a rischio di infezioni: un solo cacciatore che per contatto con la sua preda beccasse un virus cattivo può diventare killer della propria famiglia e l'untore dell'intera società;

Programmare lo smantellamento degli allevamenti intensivi, fragilissimi per il sovraffollamento e con animali indeboliti che possono ospitare, amplificandone enormemente la presenza, un virus trasmissibile all'uomo: è successo in Malesia agli 1,1 milioni di maiali poi abbattuti e con vittime tra gli allevatori, nelle loro città (alcune evacuate) e tra quelli che avevano manipolato la carne o l'avevano mangiata nei ristoranti anche di lusso.

Privilegiare, per gli alimenti, le filiere corte, vale a dire i cibi prodotti localmente o in zone non distanti, possibilmente con metodi di agricoltura biologica.

E qui mi fermo perché i post troppo lunghi rendono antipatici chi li scrive. MEDITARE ...

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già direttore dell’Agenzia nazionale per la protezione dell‘ambiente (Anpa)

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