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Venerdì, 14 Ago 2026

“Donna bella e piena d’ingegno, tratta con vigore i cadaveri e anche le membra in decomposizione, per poterli riprodurre e consegnare ai posteri. Allestì quindi la propria casa con parti del corpo umano, eseguite con arte mirabile e disposte nel modo più elegante. E le spiega utilizzando un linguaggio semplice, nativo e puro, in cui nulla resta oscuro, ma con tanta chiarezza come se ne trova in uno studioso di anatomia”.

Così scriveva di lei l’illustre filosofo Francesco Zanotti, in “De re ostetricia”, nel 1755.

Anna Morandi (1714-1774) è stata la seconda laureata all’Università di Bologna, dopo Laura Bassi, in tempi in cui le università erano precluse alle donne. Divenne poi docente di anatomia e abile realizzatrice di modelli anatomici in cera.

Aveva sposato Giovanni Manzolini, docente di anatomia all’Università di Bologna, che le fece da maestro.

I loro modelli venivano utilizzati in tutte le Facoltà di medicina, a scopo dimostrativo, poiché generalmente non c’era un numero sufficiente di cadaveri disponibili.

Anna Morandi ebbe sei figli, ma non abbandonò mai le sue attività e, quando il marito si ammalò, lo sostituì nelle lezioni universitarie.

La preparazione dei modelli femminili e le raffigurazioni ginecologiche erano, in quei tempi, di dominio esclusivo delle donne e lei ne fu pioniera.

Nel 1760, alla morte del marito, le venne assegnata la cattedra di anatomia e le venne conferito il titolo di “modellatrice”.

Grazie alla sua abilità nella dissezione, la studiosa aveva compiuto diverse scoperte originali, come ad esempio la definizione dell’attaccatura del muscolo oculare obliquo.

Divenne però celebre soprattutto per i suoi modelli a cera, in particolare per quelli che rappresentavano l’apparato genitale femminile e lo sviluppo del feto.

Questi ultimi furono mostrati in tutta Europa, ora esposti al Museo di Palazzo Poggi in Bologna e presi ad esempio per i modelli anatomici successivi.

Morì a sessant'anni e fu sepolta, con funerali solenni, nella chiesa di San Procolo a Bologna.

Sulla lapide viene definita prima di tutto “moglie amorevole e madre”. Solo nella terza riga si legge: “Artista colta ricercatrice insegnante brillante".

Nelle immagini alcune opere dell’artista, tra cui il suo autoritratto: un busto in cera esposte al museo di Palazzo Poggi a Bologna.

Per approfondire: “Scienziate nel tempo. Più di 100 biografie dall’antichità all’IA", (Ledizioni, 2026)

Sara Sesti
Matematica, ricercatrice in storia della scienza
Collabora con l'Università delle donne di Milano
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