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Domenica, 05 Apr 2026

Le fazioni della società nell’era Covid si suddividono in due categorie: quella che va alla ricerca (piuttosto facile) di notizie sempre più legate alla esaltazione dell’ovvio: il Covid circola ancora, non abbassiamo la guardia, ci sono più contagiati, si sono fatti meno tamponi, solo il vaccino ci salva, speriamo di uscire quanto prima, dobbiamo imparare a convivere con il covid, ecc.; e quella che snobba i talk show, i telegiornali, i programmi specialistici, perché stanchi, scoraggiati, ormai assuefatti.

In questa bolla globale, si vive in una sorta di coma, siamo diventati refrattari, dal punto di vista emozionale, alla ondata quotidiana di morti per Covid, alla notizia allarmante dei 4000 morti l’anno per suicidio, che è diventata la seconda causa di morte per gli under 25, circa 200 morti l’anno, 77 da gennaio a marzo 2020 (Fonte: OMS).

Assistiamo ormai da decenni ai 265.000 morti di malattie croniche, causate dagli errati stili di vita, sedentarietà e cattiva alimentazione (Fonte: Istat) e, non per ultimo, in Italia ogni tre giorni si commette un femminicidio.

In tutto ciò spicca un dato: la visione covid-centrica sta annichilendo una generazione intera, vessata come se non bastasse dalla d.a.d. e dallo smart working. Siamo praticamente inermi di fronte alla necessità di rompere la bolla, per avviare un percorso capace di delineare una visione di futuro dopo la tempesta.

La forte concentrazione sul “quotidiano” ci ha fatto perdere di vista l‘orizzonte più mediato, quello che deve prepararci senza traumi, ad uscire definitivamente dalla pandemia. La “speranza”, da sola, non può regalarci la ripartenza che deve essere invece immaginata da subito.

La Next Generation EU, con i suoi lunghi processi di implementazione, rischia di diventare una cortina fumogena a fronte dell‘urgenza di adoperarsi “ora e subito”, non solo per la quotidianità, ma per una transizione che costituisca terreno fertile, su cui paracadutare le sue ingenti risorse.

La cartina di tornasole di tale stato di cose è rappresentata dalla vicenda vaccini. Nei fatti, mentre si gestiva l’ordinarietà (ricerca del vaccino), nulla si è fatto per l’implementazione di un sistema operativo, pronto ed efficace per vaccinare la popolazione, a prescindere dalla reale disponibilità dei vaccini stessi. Sono trascorsi tre mesi abbondanti e non siamo ancora pronti, eppure abbiamo un modello in scala ridotta: la vaccinazione antinfluenzale che, da decenni, coinvolge il 55% degli anziani ultrasessantacinquenni.

L’ultima riflessione a proposito dei vaccini è quella relativa ad alcuni pezzi della “società” che, forti del loro presunto e indispensabile ruolo svolto, bendati da “mascherine” sugli occhi, calpestano il diritto sacrosanto delle categorie più deboli, in particolare di quegli anziani che hanno pagato e continuano a pagare con la vita per il disastro provocato da questa pandemia.

A questi “cittadini indispensabili” é utile ricordare che l’elevatissima percentuale di quelle persone che continuano a lasciarci, è rappresentata da quei Padri che ci hanno consentito di vivere nella libertà che oggi viene calpestata.

Abbiamo bisogno di toglierci la maschera e di cancellare dal nostro vocabolario la parola “ageismo”, atteggiamento non degno di una società civile che, per essere tale, ha invece bisogno di rompere la bolla, per recuperare un “silenzio” capace di metterla nelle condizioni di decodificare, per avviare quel processo necessario a costruire un "Progresso sostenibile".

L’aquilone Italia non si rialza con il vento della speranza, ma con la forza di chi è capace di cambiare prospettiva.

Vito Amendolara
Presidente "Osservatorio Dieta Mediterranea"
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