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Domenica, 08 Mar 2026

Continuo a pensare alle alluvioni: come contrastare oggi il prodursi di danni e vittime? Al di là degli interventi indispensabili per contrastare il progredire della crisi climatica, parliamo della nostra terra e del suolo. Dopo aver invaso lo spazio dei fiumi con case, depositi, fabbriche, capannoni, strade, agricoltura industriale, impianti di depurazione, discariche di rifiuti… è realisticamente impensabile demolire tutto, trasferire centinaia di migliaia di persone e di attività per rinaturalizzare i corridoi fluviali oggi ridotti a canali angusti e pericolosi. Persino il paesaggio e la geografia nel frattempo sono cambiati.

Occorre allora realisticamente arrivare a un cambio di paradigmi fondati su alcuni assi portanti. Serve una politica rinascimentale per acqua e territorio.

1) Negli interventi sui corsi d'acqua, bisogna imporre rispetto delle leggi: oggi si vede solo la parte ignegneristico-idraulica (quando va bene) e non quanto disposto dagli art. 9 e 41 della Costituzione, dalla Direttiva Quadro sulle acque 60/2000/CE e dal Testo Unico in Materia Ambientale (D.Lgs. 152/2006, art.73), che stabiliscono che la Repubblica tutela gli ecosistemi, che è vietato peggiorare la situazione ecologica esistente nei fiumi, che occorre arrivare per i tratti degradati allo stato di "buono", da misurare con "flora, fauna, abbondanti e ben diversificate" (Decreto Ministero Ambiente n. 260/2010), oltre che con l'assenza d'inquinamento chimico e una morfologia non alterata da sbarramenti, dighe e artificializzazioni varie. Leggi esistenti ma ignorate negli interventi idraulici!

2) Ovunque possibile, occorre pianificare l'allargamento della sezione dei fiumi, ridare loro anse e meandri, rinaturalizzarli.

3) Occorre dotare i fiumi della fascia protettiva di vegetazione spontanea, ripariale ampia e continua che tra i molteplici servizi, frena l'impeto delle acque, e "pulire" solo i rifiuti e i tronchi morti, qualora possano occludere le luci dei ponti.

4) E’ necessario agire su scala di bacino, sull'intero suo territorio, sulle cause che lasciano arrivare tanta acqua, e non sui sintomi, alla fine, come si sta programmando, cioè solo sui fiumi: quindi, prevedere, ad esempio, boschi di protezione a monte (che il Corpo Forestale dello Stato, disciolto, ha realizzato in passato con successi straordinari come a Bari con la Foresta Mercadante) .… piccoli interventi diffusi necessari perché l'acqua sia trattenuta sul territorio, non inneschi frane e non arrivi così tanto copiosamente al fiume, al punto che poi non sia in alcun modo gestibile.

5) Si tratta di materia multidisciplinare e non solo di competenza idraulica e richiede la redazione di piani e programmi su scala di bacino.

6) Occorrono informazione/partecipazione del pubblico, chiamato a dare ogni possibile contributo partecipato e cosciente anche a livello individuale.

7) E’ urgente e indispensabile arrestare il consumo e l'impermeabilizzazione dei suoli e invertire la tendenza (oggi se ne perdono 19 ettari/giorno) decorticando ovunque possibile la tecnocrosta di cemento, asfalto e edificato inutile, come capannoni abbandonati e strade in disuso .

È necessario un RINASCIMENTO che sia caratterizzato da opere d'arte di ecologia del territorio. Il che coincide con la bellezza e la sicurezza.

P.s. La correzione alla fonte, la "Nature based Solutions", la prevenzione sono principi cardine dell'Unione Europea: chi ci amministra e nei bla-bla-blatori ne sanno qualcosa?

Giovanni Damiani
Già Direttore di Anpa e già Direttore tecnico di Arta Abruzzo
Presidente G.U.F.I. - Gruppo Unitario Foreste Italiane
facebook.com/giovanni.damiani.980

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