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Lunedì, 24 Ago 2026

di Adriana Spera

Durante la I^ Repubblica c'erano, a volte, i "governi balneari". Ora ne abbiamo in pianta stabile, che brillano per incompetenza e ci rendono universalmente ridicoli, tanto che la stampa internazionale individua nell'operato del nostro governo una tra le principali cause del precario stato di salute dell'euro.

Il problema è che all'incapacità manifesta si somma l'assoluta mancanza di una cultura di nazione, nel senso di collettività solidale fondata su valori comuni, d'altronde chi ci governa è uno degli epigoni di Reagan e della Thatcher, convinti sostenitori della necessaria prevalenza dei singoli sulla società.

Pure la Chiesa, che ogni giorno lancia moniti sull'iniquità del nostro sistema, non paga l'Ici sul proprio patrimonio (gettito stimato tra i 5 e gli 8 mld). Ciò spiega il coro unanime che va dal Cavaliere, al suo nemico per eccellenza, Carlo Debenedetti, passando per Confindustria, per l’Udc e per sindacati compiacenti, che invocano ulteriori tagli alle pensioni, dimenticando gli artt. 2 e 53 della Costituzione.

Lo scippo tentato nei giorni scorsi ai danni di chi ha onerosamente riscattato gli anni di laurea e di chi ha regalato allo Stato almeno un anno della propria vita è solo rimandato.

L' ennesima legge di riforma del sistema pensionistico è già in cantiere in commissione lavoro alla Camera con disponibilità bipartisan a ulteriori dolorosi tagli.

La lotta agli evasori non è che l'ennesima barzelletta. Le istituzioni finanziarie, banche in testa, che detengono l'86% dei titoli del debito pubblico non si accontenteranno di certo di una voce di entrata aleatoria, considerata l'ampiezza e la cronicità del fenomeno dell'evasione fiscale italica e l'esiguità delle risorse umane e materiali impegnate dallo Stato.

Tanto peggio se si affida il compito ai Comuni che forniscono i servizi a domanda individuale senza alcuna verifica fiscale sugli utenti, col risultato che chi meno contribuisce in proporzione al proprio reddito effettivo ha più probabilità di usufruirne.

Ben altre certezze avrebbero fornito la patrimoniale, il contributo di solidarietà per tutti i redditi sopra i 90 mila euro (non solo per i dipendenti pubblici) e l'aumento dell'Iva. Si è preferito abbaiare alla luna, tanto poi, quando i conti non torneranno, saranno sempre i soliti a pagare.

La ricetta liberista che piace anche a certa "sinistra" ci porta allo sfascio. Occorrono un sistema fiscale progressivo, con contestuale sostegno alla domanda e all'occupazione, finanziamenti a scuola e ricerca, dimezzamento dei compensi e non del numero degli eletti, altrimenti saremo governati dall'oligarchia delle lobbies.

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