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Mercoledì, 13 Mag 2026

di Flavia Scotti

L'Italia, e con esso i suoi governanti, è un paese assai bizzarro, se è vero, come è, che con una legge si allungano oltremisura i termini per il pensionamento dei lavoratori, e con una circolare si dettano regole per una ondata di pensionamenti coatti nel pubblico impiego.

La circolare è la n. 2, che la Funzione Pubblica ha emanato lo scorso 8 marzo e che è in attesa di registrazione da parte della Corte dei conti.

Il provvedimento è stato adottato per regolamentare, meglio per interpretare, la volontà del governo che con decreto, convertito con voto di fiducia in legge n. 214 del 2011, ha riformato, in peggio, tutte le regole in materia di pensioni.

Per la Funzione Pubblica, coloro che hanno acquisito il diritto a pensione di anzianità o di vecchiaia alla data del 31 dicembre 2011, non sono destinatari delle nuove regole, ma devono essere collocati d'ufficio in quiescenza al compimento del 65° anno di età,  a condizione che abbiano maturato un'anzianità contributiva minima di 20 anni.

Costoro, neppure su opzione, potranno differire il pensionamento al 66° anno di età. L'unica possibilità per non essere collocati in quiescenza è l'ottenimento del trattenimento in servizio fino a 67 anni per coloro che ne hanno compiuti 65 al 31 dicembre 2011 oppure fino a 68 per coloro che non li avevano compiuti.

Con la medesima circolare, la Funzione Pubblica ha stabilito che la possibilità di proseguire l'attività lavorativa fino al 70° anno di età, prevista dall'art. 24, comma, 4 della legge 214 "non opera nel settore del lavoro pubblico".

E' prevedibile che nelle prossime settimane migliaia di lavoratori saranno costretti a lasciare il proprio posto di lavoro nel giro di poche ore, con la conseguenza di rimanere per qualche mese senza stipendio e senza pensione.

Una vicenda che denota ancora una volta la cronica incapacità della classe politica, prima, e della burocrazia ministeriale, poi, di dettare tempestivamente regole chiare, non contraddittorie e soprattutto rispettose dei cittadini.

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