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Lunedì, 27 Lug 2026

di Rocco Tritto

Il conto alla rovescia è già cominciato. Tra poche ore, il disegno di Enrico Bondi, commissario straordinario del governo Monti per la spending review, verrà svelato.

A pagare il conto saranno, ancora una volta, i dipendenti pubblici, da anni facile bersaglio dei governi di turno. Come se non fossero bastati il blocco dei contratti, in vigore da quattro anni; la devastante riforma delle pensioni; la cancellazione sine die delle progressioni economiche e di livello nonché lo stop alla valutazione per l’attribuzione delle fasce stipendiali superiori per ricercatori e tecnologi, nuove drastiche limitazioni stanno per abbattersi sul pubblico impiego.

Chi si era illuso che il “tagliatore” Bondi andasse dritto dritto a stanare e svuotare nella pubblica amministrazione le tante sacche zeppe di sprechi e di mala gestio, molto probabilmente resterà deluso.

Il grosso del bottino che il rinomato “risanatore” aretino riuscirà a portare ad horas sul tavolo di Monti & co. avrà una provenienza scontata: il bistrattato pubblico impiego.

Blocco delle assunzioni; taglio delle dotazioni organiche; “rottamazione” immediata di oltre 30 mila dipendenti sessantenni, che verranno messi in esubero con una retribuzione mensile pari all’80% della sola voce stipendiale; drastica riduzione del valore nominale dei buoni pasto; chiusura degli uffici ad agosto e a dicembre, col conseguente collocamento obbligatorio in ferie di tutti i dipendenti. Queste sono soltanto alcune delle misure che il governo si appresta ad adottare con  lo sbrigativo e abusato strumento del decreto legge, in nome di una emergenza diventata ormai da anni il lasciapassare per ogni sorta di scorribanda nei confronti dei lavoratori.

Ma la furia sempre più scarsamente risanatrice del governo in carica non si bloccherà con le misure su elencate se è vero, come sembra, che a seguire ci sarà l’operazione di soppressione/accorpamento di molti enti pubblici. Una operazione che non si fermerà certamente alle Province, ma che investirà anche gli enti di ricerca, alcuni dei quali appaiono sempre più a rischio fusione.

Nulla trapela, invece, su  possibili quanto auspicabili tagli ai ricchi emolumenti che vengono erogati agli amministratori e ai dirigenti dei medesimi enti. Nessuna speranza che scatti un tetto per gli assegni pensionistici. La proposta di fissare la soglia massima a 6 mila euro, infatti, è subito rientrata.

Lo smantellamento della pubblica amministrazione, avviato dal governo Berlusconi per mano di Renato Brunetta, si appresta, dunque, a fare un altro deciso passo in avanti.

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