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Domenica, 20 Set 2026

di Rocco Tritto

E’ bastata meno di una settimana al ministro Profumo per mutare totalmente idea sul progetto di fusione del dodici enti di ricerca vigilati dal Miur per dare vita al Centro nazionale delle ricerche.

Attaccato dai presidenti degli enti destinati a scomparire, il titolare del ministero di viale Trastevere ha cambiato repentinamente opinione, riponendo nel cassetto il suo progetto “strategico”.

In compenso, dal cilindro del ministro è venuto fuori un altro “progettino” pomposamente denominato "Razionalizzazione del sistema della ricerca" che, da un lato, lascia in vita i dodici enti e, dall’altro, istituisce un ulteriore pletorico organismo denominato Consulta dei presidenti degli enti di ricerca.

Tale struttura, coordinata dal presidente del Cnr, avrà il compito, al fine di garantire una governance unitaria, di proporre entro il 31 gennaio 2013 una revisione organizzativa dei singoli enti di ricerca, che manterranno la loro denominazione nonché autonomia scientifica e di bilancio.

Disarmante il precetto normativo che affida alla Consulta di "garantire il mantenimento della identità storica degli enti". Non da meno l'altra disposizione che, in fatto di acquisto di beni e servizi, affida alla Consip di fare quella che già faceva, forse anche qui al fine di mantenerne l'idendità storica (sic!).

Si tratta di una clamorosa retromarcia destinata soltanto a creare ulteriore confusione, spreco di risorse e clima di incertezza fra i dipendenti, come se ce ne fosse bisogno.

Sono in tanti a chiedersi, forse a partire dagli stessi componenti cui non spettano indennità, gettoni o compensi di sorta, se della Consulta non se ne potesse fare a meno.

Sono ancora di più quelli che pensano che l'introduzione dell'abilitazione scientifica nazionale, quale requisito per accedere ai profili di ricercatore e tecnologo (una sorta di ulteriore albo professionale, mentre si pensa di abolire gli altri) rappresenti una novità ad pompam, del tutto priva di ricadute concrete.

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