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Lunedì, 21 Set 2026

di Rocco Tritto

Come se non bastasse la cancellazione del contratto 2010-2012, con il blocco di stipendi, progressioni economiche, di livello e di fascia stipendiale, con tutte le conseguenze illustrate nel nostro articolo apparso sul Foglietto del 22 gennaio scorso dal titolo “Quella patrimoniale occulta che da tempo colpisce i dipendenti pubblici e pensionati”, un’altra tegola potrebbe abbattersi sulla testa di tre milioni di lavoratori, che ad aprile rischiano di non trovare in busta paga neppure la misera “vacanza contrattuale”.

Si tratta, in  media, di circa 15/20 euro mensili, che sono previsti sotto forma di acconto (riassorbibile) sui miglioramenti retributivi che deriverebbero dal nuovo contratto 2013-2015.

Ma è proprio sulla possibilità o meno che si possa aprire la trattativa per il rinnovo di tale ultimo ccnl che siamo al quasi giallo.

Infatti, con il disegno di legge di stabilità, varato dal governo il 9 ottobre scorso, il blocco dei contratti collettivi per i dipendenti pubblici era stato prorogato per l'ulteriore biennio (2013-2014), ma, in sede di conversione in legge (n. n° 228 , G.U. 29 dicembre 2012), di tale previsione si sono perse le tracce, per cui il governo, previo stanziamento di apposite risorse, dovrebbe, per il tramite dell’Aran, avviare la stagione dei rinnovi contrattuali.

In vigore, però, resta sempre il decreto del governo Berlusconi 31 maggio 2010, n. 78, convertito il legge n. 122/2010, che per il triennio 2011-2013 ha bloccato i fondi sia per la contrattazione decentrata che per il trattamento economico individuale.

Tale norma, di fatto, impedirebbe almeno sino alla fine del corrente anno ogni e qualsiasi possibilità di rinnovo contrattuale che possa prevedere aumenti stipendiali, seppur minimi.

Più che un giallo, dunque, un pasticcio legislativo opera del governo dei tecnici che, secondo alcuni, per evitare l’erogazione della “vacanza contrattuale”, potrebbero comunque aggrapparsi all’art. 16 del decreto n. 98/2011, convertito in legge n. 11 del 15 luglio 2011, che consente al governo di prorogare, con un semplice atto regolamentare, il blocco dei contratti fino a tutto il 2014.

Una decisione che difficilmente verrà presa dal governo Monti durante la campagna elettorale ma di cui si dovrà occupare il nuovo esecutivo che uscirà dalle urne la sera del 25 febbraio prossimo.

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