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Martedì, 10 Feb 2026

Come sempre, si è fatto attendere ma infine il testo definitivo del disegno di legge di stabilità (ex finanziaria) è stato reso disponibile a tutti.

Come sempre, lacrime e sangue, secondo lo stile degli ultimi governi, con un’accelerazione speciale a partire da quello a guida Monti.

Oltre alla presenza di un bonus di 80 euro - ormai una fissazione del premier, non si sa se determinata dal consiglio di qualche economista o da una vincita al lotto - l’impronta di Renzi è ben visibile, per quanto interessa in questa sede, nell’art.3, enfaticamente intitolato “Fondo per la realizzazione del Piano La Buona Scuola”.

Qui, insieme al solito blà blà sulla valorizzazione dei docenti e l’autonomia scolastica, si legge che il governo mette sul piatto un miliardo di euro per il 2015 e ben tre a partire dal 2016, tutti soldi in concreto destinati all’assunzione in massa di docenti, forse anche in previsione di una sentenza della Corte di giustizia della UE, che tali assunzioni sembrerebbe imporre (vedi nostro articolo del 21 ottobre 2014).

Rebus sic stantibus, si è portati a pensare che, se alla scuola va così, all’università, sua sorella, non si capisce bene cosa accada. Infatti, con un meccanismo alquanto schizofrenico, mentre con l'art. 17 si aumenta di 150 milioni il Fondo ordinario, "con la finalità di implementare la quota premiale volta a promuovere l'incremento qualitativo delle attività delle università statali ...", col successivo fatidico articolo 28, che già nel titolo (Riduzione delle spese ed interventi correttivi del Miur) non promette niente di buono, il governo sembra riprendersi più di quanto poco prima ha dato, attuando una lunga serie di tagli.

Quando non ci sono tagli, ci sono pesanti vincoli di bilancio quanto a risorse da utilizzare ovvero a piani di assunzioni da gestire. Continuando di questo passo, il ricambio generazionale, nel nostro paese, l’avremo avuto solo al governo.

Tra gli innumerevoli tagli, che colpiscono un po’ dovunque, ne ricordiamo due pesantissimi. Il primo là dove si legge che “in funzione di una razionalizzazione della spesa di beni e servizi da effettuarsi da parte delle università”, il Fondo di finanziamento ordinario delle università stesse (FFO) è ridotto di 34 milioni per il 2015 e di 32 milioni a decorrere dall’anno 2016. Il secondo là dove si stabilisce che 140 milioni del Fondo speciale ricerca applicata (FSRA) entro gennaio prossimo devono far ritorno al bilancio statale, per essere poi riassegnati, ma non si dice quando, al FFO.

 

Rispetto a quanto accade nella scuola, che sembra andare verso il “todos Caballeros”, gli ingressi dei giovani ricercatori sono, viceversa, piuttosto contingentati, dato che solo le università che rispettano certe condizioni fissate dalla legge possono procedere all’assunzione di nuovi ricercatori, anche utilizzando le cessazioni avvenute nell’anno precedente.

Da ultimo, viene estesa alle università la disciplina restrittiva varata per la P.A. con la legge 114 del 2014 (riforma Madia), con la conseguenza che anche gli atenei, previa analitica dimostrazione delle cessazioni avvenute nell’anno precedente, possono procedere ad assunzioni nel limite di un contingente di personale corrispondente al 20% di quello relativo a quello cessato nell’anno precedente.

I Maya prevedevano la fine del mondo nel 2012, tra i docenti c’è chi scommette sul collasso dell’università nel 2015. Certo, con norme come queste l’azzardo è grosso. Chissà che non lo si possa combattere facendo ricorso all’art.14 dello stesso disegno di legge di stabilità, intitolato al “Contrasto della ludopatia!?!

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