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Giovedì, 20 Ago 2026

Il 28 luglio scorso il Foglietto ha dedicato un articolo al caos delle immatricolazioni per accedere alla Facoltà di Medicina, denunciando le procedure burocratiche da incubo cui devono sottostare i malcapitati aspiranti medici.

Pare che la sorte si sia veramente accanita contro la categoria, non dando tregua a questi poveri ragazzi che, per dirla tutta, incontreranno poi difficoltà quasi insormontabili per trovare un posto di lavoro.

Nell’occhio del ciclone questa volta sono finiti i quiz per l’ammissione alle scuole di specializzazione, che qualche giorno fa il Miur ha annullato per “una grave anomalia”, salvo poi fare marcia indietro, ricorrendo a una toppa che appare peggiore del buco.

Per quel che ci è stato detto, la platea virtuale delle vittime di questo “errore umano molto banale” (sono parole di Emilio Ferrari, presidente del Cineca, il consorzio che ha organizzato tutto) comprende oltre 12.000 persone, quella effettiva, ossia dei candidati intervenuti alle prove, poco al di sotto di questa cifra.

Quello che purtroppo si è verificato, è sempre Ferrari che parla, è stato un “caricamento incrociato nel blocco delle domande”, vale a dire che le domande generali delle aree Medica e Servizi clinici sono state invertite: quelle del 29 ottobre con quelle del 31.

Il Miur, per rimediare, aveva deciso di riaffidare al Cineca e allo stesso presidente Ferrari l’organizzazione delle nuove prove, che si sarebbero tenute il 7 novembre prossimo.

Ma, dopo un consulto con la Commissione nazionale e l'Avvocatura dello Stato, la titolare del Miur, nel pomeriggio di ieri, ha deciso di ovviare all'inconveniente, tutt'altro che banale, ricorrendo al seguente escamotage: "ricalcolo del punteggio ottenuto dai candidati, neutralizzando le due domande per area che sono state considerate non pertinenti dal gruppo di esperti".

Immediata la bocciatura da parte dell'Unione degli universitari, che è pronta a ricorrere a tutti gli strumenti necessari per tutelare i diritti degli aspiranti specializzandi, vie legali comprese.

In attesa degli sviluppi di questa incresciosa vicenda, quel che sgomenta di più è l’aggettivo “banale”, anzi “molto banale”, che il presidente del Cineca ha voluto usare per accompagnare il sostantivo “errore”. Sta di fatto che, riconosciuta la propria responsabilità e presentate le scuse di rito, lui ha fatto sapere di volersi dimettere.

Cineca a parte, con tutto quel che succede a Medicina e dintorni, possibile che nessun altro sia dello stesso avviso!?!

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