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Venerdì, 10 Lug 2026

medico di baseDopo il federalismo sanitario, si auspicava che, per gli anni futuri, ci fosse un recupero di efficienza del settore.

A distanza di quattro anni, quasi tutto appare legato alla prosecuzione dei Piani di rientro, i quali hanno forse dimostrato una qualche efficacia sul piano del contenimento della spesa, ma non hanno riportato all’equilibrio quelle regioni che li avevano adottati, in particolare, quelle del Sud dell’Italia. In maniera specifica, sono stati mancati gli obiettivi di tutela della salute e di riduzione delle disuguaglianze nell’accesso e nell’utilizzo della rete dei servizi.

I medici di base sono gli ufficiali sanitari di primo livello e, generalmente, sono coloro che a differenza degli specialisti, diventano per il paziente il “medico di fiducia”. Si assumono la responsabilità di mantenere le loro abilità professionali, l'equilibrio personale e i valori come base per la cura dei loro pazienti. Questo viene fatto attraverso i servizi in accordo con i bisogni di salute e le risorse disponibili nella comunità in cui sono inseriti e assistendo i pazienti dove necessario nell'accesso a questi servizi.

Proviamo a chiedere al Dott. Giovanni Russo, medico di base, operante nella città di Siderno, in provincia di Reggio Calabria, se è cambiato qualcosa in meglio o in peggio dopo il 2011.

Dottor Russo, in che cosa è cambiato l’essere medico di famiglia in Calabria, rispetto al periodo precedente al federalismo sanitario, introdotto con la modifica del titolo quinto della Costituzione?

Penso che con il federalismo sanitario si siano acuiti gli scompensi già esistenti tra sanità al Sud e resto d’Italia. C’è stato un impoverimento dei mezzi diagnostici già obsoleti, sempre rispetto alle altre Regioni. Essere medico di famiglia è diventato sempre più difficile, in quanto è diventata predominante la parte burocratica del nostro lavoro. I mezzi a disposizione sono pochi, le strutture pubbliche con cui collaborare sono mal funzionanti e oberate di lavoro.

Quali sono le maggiori difficoltà, se ce ne sono, nella presa in carico di patologie croniche da parte dei medici di base? Esiste una collaborazione con i livelli assistenziali di zona?

La difficoltà di prendere in carico le patologie croniche è proprio quella che le strutture e gli specialisti con cui si dovrebbe collaborare non sono minimamente sufficienti. La collaborazione è scarsa tra i vari livelli assistenziali.

Che cosa la motiva, ancora oggi, a svolgere l’attività di medico di famiglia?

Fare il medico oggi è molto stressante, specie il medico di famiglia. Mi motiva la passione e il contatto con l’ammalato.

Se lei fosse Ministro della Sanità per un giorno, quali sarebbero gli interventi principali per il miglioramento dell’assistenza sanitaria territoriale nel Mezzogiorno e in Calabria in particolare? Tre proposte di indirizzo per rendere più funzionale l’assistenza sanitaria territoriale.

Lascerei i medici a fare i medici, ottenendo così più qualità e risparmio. La seconda proposta è quella di rendere più funzionale l’assistenza sanitaria. La terza è quella di fornire più mezzi, più strutture e più specialisti per l’assistenza.

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