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Sabato, 21 Mar 2026

Non c’è da stupirsi a leggere degli straordinari successi dei CoCo Bond.

Con quel nome a metà fra Belle époque e secret service, il CoCo Bond ha fatto strame di cuori, oltre che di portafogli, con gli investitori adescati e poi sedotti col vecchio trucco di un rendimento succulento.

Peccato che poi, raffreddata la passione, abbiano letto le clausole in piccolo scoprendo che CoCo era un acronimo (Contingent Convertible) per nulla vezzoso. E soprattutto che il Bond poteva stritolarli.

Quest’arnese, infatti, è stato progettato per mutare da obbligazione in azione qualora le avversità finanziarie colpiscano la banca che l’ha emesso. Come se una farfalla diventasse un bruco. Serve, difatti, alle banche a raccogliere capitale che in caso di disgrazie viene forzatamente convertito in equity. Con buona pace dei creditori, trasformati d’improvviso da pacifici rentier a capitalisti, con tutto quel che ne consegue quanto alle possibilità di perdite.

Ma mentre CoCo Bond svelava il suo vero volto, il mercato ne comprava a barili. Centinaia di miliardi di questa carta si è annidata in fondi pensione, fondi di investimento e persino fra gli investitori retail, che notoriamente non sanno quello che fanno.

Ma il mercato ovviamente non li perdona.

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giornalista socioeconomico - Twitter @maitre_a_panZer

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