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Giovedì, 15 Ott 2026

Il 18 febbraio 1938, una legge approvata in Francia consentì finalmente alle donne di iscriversi all’università senza l’autorizzazione del marito.

Si trattava di una decisione del Fronte Popolare, il governo guidato da Léon Blum, che promosse importanti riforme sociali e ampliò i diritti civili.

Nello stesso anno, in Italia, il regime fascista promulgava le leggi razziali, segnando un drammatico arretramento.

Il contrasto tra questi due eventi mostra quanto il cammino verso l’uguaglianza sia irregolare, fatto di conquiste e regressioni.

In Europa, l’accesso delle donne all’istruzione è stato il risultato di lunghe lotte.

Già nell’Ottocento, figure come Maria Montessori e Anna Maria Mozzoni avevano sottolineato il valore dell’educazione come strumento di emancipazione e partecipazione alla vita pubblica.

Oggi, nonostante i progressi, in molte parti del mondo l’istruzione femminile resta un percorso ad ostacoli.

Secondo UNESCO, milioni di bambine e ragazze non frequentano la scuola a causa di povertà, conflitti e discriminazioni. In Paesi come l’Afghanistan, sotto il controllo dei Taliban, l’accesso delle ragazze all’istruzione è fortemente limitato.

Eppure, investire nell’educazione delle donne significa promuovere sviluppo, salute, libertà e democrazia. Garantire a tutte il diritto allo studio resta una delle sfide più urgenti del nostro tempo.

Per approfondire: "Scienziate nel tempo. Più di 100 biografie dall’antichità all’IA”(Ledizioni, 2026).

Sara Sesti
Matematica, ricercatrice in storia della scienza
Collabora con l'Università delle donne di Milano
facebook.com/scienziateneltempo/
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