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Giovedì, 19 Mar 2026

Dovendo pur battere qualche buona notizia per provare a svelenire la consueta nomina di menagrami al soldo dei poteri forti, i gazzettieri oggi lanciano il cuore oltre l’ostacolo e tambureggiano come se non ci fosse un domani una notizia pacatamente diffusa dal Consiglio Nazionale del Notariato: le compravendite di case sono aumentate anche nel primo semestre del 2018.

Uno dice: ma allora va tutto bene, perbacco. Ma quale crisi? Per giunta si potrebbe persino sospettare un trend, visto che nel primo semestre dell’anno scorso le compravendite erano cresciute addirittura del 10,72%.

Poi però uno legge che il 43,15% delle 344.047 compravendite censite ha riguardato case di prezzo inferiore a 100 mila euro e un altro 38,88% quelle di prezzo comprese fra i 100 mila e i 199.999.

Ve la faccio semplice: l’82,03% di case vendute aveva un valore inferiore a 200 mila euro. Quindi il mercato di fascia superiore è praticamente morto.

Ma la vera illuminazione la raggiungo quando leggo che il grosso dei compratori, ovviamente concentrati al Nord, sono nella fascia 18-35enni (26,28%), che nel paese che primeggia per NEET e disoccupazione giovanile è un gioioso mistero statistico.

Questo, mentre i venditori si concentrano nella fascia dei 56-65enni. Ora, a meno che non si ipotizzi che la fissazione italica della casa si trasmetta di padre in figlio come il debito pubblico e il posto di lavoro, non resta che dedurne che si compri casa a patto che costi poco e magari coi soldi del nonno. Disperatamente.

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giornalista socioeconomico - Twitter @maitre_a_panZer

 

 

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