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Sabato, 22 Giu 2024

Rendiconto 2022 Stato 2 ID6984Dopo un biennio difficile per l'emergenza sanitaria di cui ancora non si sono esaurite le ripercussioni finanziarie, il Bilancio dello Stato 2022 è stato messo alla prova dalla necessità di fronteggiare l'aumento inaspettato dei prezzi delle materie prime e, in particolare, dei prodotti energetici.

Il saldo complessivo è stato di -85,1 miliardi, con uscite per 1.103,1 miliardi a fronte di 1.018 di entrate. Il saldo netto da finanziare (entrate finali meno uscite finali) è di -129,6 miliardi, mentre il risparmio pubblico (entrate tributarie ed extratributarie meno le uscite correnti) è positivo per 25,8 miliardi. Tutti i saldi sono in miglioramento rispetto al 2021.

In termini di cassa, i pagamenti hanno ecceduto le riscossioni di 145,5 miliardi, che al netto delle operazioni finanziarie generano un saldo negativo per 100 miliardi. Nell’esercizio finanziario 2022 i residui attivi sono cresciuti maggiormente di quelli passivi per 16 miliardi di euro.

La gestione dei residui degli anni precedenti mostra riscossioni per 32,7 miliardi e pagamenti per 50 miliardi, con un maggior esborso di 17 miliardi, che porta ad una esposizione complessiva di cassa per 117 miliardi.

Al 31 dicembre 2022, lo stock di residui attivi eccedeva quello dei passivi per 42 miliardi (erano 25 nel 2021).

Per quanto riguarda le entrate, si evidenzia la criticità nella gestione dei residui attivi, con 31,7 miliardi di entrate tributarie ed extratributarie cancellate nel 2022 perchè non più recuperabili e la scarsa capacità di riscossione delle sanzioni relative alle imposte dirette ed indirette.

Dal lato delle uscite finali, si conferma lo spostamento di risorse verso la spesa in conto capitale (19% degli impegni), con la spesa corrente che assorbe il restante 81% (era il 93% nel 2015-2016). Il cambiamento dovrebbe diventare strutturale grazie agli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, finanziati per il periodo 2021-2026.

Il numero di capitoli di spesa è cresciuto ancora. Nel 2022, se ne contano 10 in più del 2021, in totale sono 2.663, +48% rispetto ai 1.797 del 2011. Tra essi anche numerosi interventi di natura localistica o microsettoriale che non sarebbero consentiti dalla Legge di contabilità e finanza pubblica.

Un’altra criticità è quella dei trasferimenti correnti e in conto capitale, che lo Stato effettua nei confronti di altre amministrazioni pubbliche e, in particolare, lo scostamento tra impegni di spesa ed effettivi pagamenti, che si traduce nella creazione di residui passivi che creano criticità di gestione agli enti che dovrebbero ricevere tali risorse.

Un ulteriore aspetto è quello della molteplicità di fondi specifici che si sono stratificati negli anni durante le varie leggi di bilancio, che non rispondono ad una logica di modernizzazione del Paese e che potrebbero essere oggetto di un esame approfondito per effettuare una razionalizzazione della spesa pubblica, da sempre invocata e mai messa in atto.

Nel documento completo sono presenti numerosi spunti di analisi, che consentirebbero di procedere ad un taglio consistente alla spesa corrente, soprattutto in quei settori assistiti che non hanno alcuna prospettiva di sopravvivenza, in favore di un rilancio degli investimenti in settori strategici per lo sviluppo sostenibile, sulla spinta del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Al riguardo, non si può trascurare la circostanza che il Bilancio dello Stato non consente di seguire nel dettaglio i flussi finanziari riconducibili al Pnrr. E’ possibile solo constatare che nel 2022 sono stati impegnati e pagati 50,3 miliardi del Fondo di rotazione per l’attuazione del Next generation EU (si vanno ad aggiungere ai 32,3 del 2021), ma non come questi siano stati effettivamente utilizzati per la realizzazione dei progetti, per i quali il Governo - nella Relazione al Parlamento - dichiara di aver sostenuto spese per appena 24,48 miliardi.

Franco Mostacci
ricercatore statistico, analista economico, giornalista pubblicista
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