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Mercoledì, 10 Giu 2026

Con lei salgono a 13 le scienziate che hanno ricevuto il prestigioso premio per la medicina. L’ha condiviso con Drew Weissmanper per avere gettato le basi per i vaccini a Rna messaggero (mRna), che hanno reso possibile lo sviluppo del vaccino anti Covid-19.

Biochimica ungherese, Katalin Karicò è nata nel 1955 a Szolnok, da una famiglia modesta che l’ha sempre sostenuta negli studi. Con tenacia e determinazione è arrivata a conseguire il dottorato di ricerca presso l'Università di Szeged.

Nel 1985, ha lasciato l’Ungheria per spostarsi negli Stati Uniti con il marito e una figlia, Susan Francia - atleta che è diventata due volte medaglia d'oro olimpica nel canottaggio.

Ha continuato le sue ricerche e gli studi post-dottorato presso il Dipartimento di Biochimica della Temple University di Filadelfia, specializzandosi sulla tecnica dell’Rna.

In un’intervista racconta gli inizi delle sue ricerche: “lo lo vedevo come un modo per rimpiazzare i normali farmaci: l’idea era di dare alle nostre cellule, grazie all’Rna messaggero (mRna), le istruzioni per produrre da sole le proteine in grado di curare le malattie”.

Inizialmente, il suo lavoro non è stato compreso e non ottiene finanziamenti. Nel 1998 però inizia la collaborazione con Drew Weissman, immunologo formatosi nel laboratorio di Anthony Fauci, presso i National institutes of health (Nih), uno scienziato che condivide la stessa area di ricerca.

Il sogno di Weissman è sviluppare un vaccino contro l’Hiv, ma dopo diversi insuccessi con il Dna, de­cide di provare con l’Rna, con l’aiuto della collega. Il loro rapporto è costruttivo, efficace e duraturo.

Un altro incontro importante ha segnato la carriera della scienziata. Nel 2010, viene chiamata a lavorare con Der­rick Rossi, ricercatore presso la Stanford University, che, incurio­sito dal suo lavoro aveva co-fondato la società “Bion-Teck”, con sede in Germania, con l’obiet­tivo di utilizzare l’mRNA modificato, per creare vaccini anti-influenzali.

Quando, nel 2019, è scoppiata l’epidemia da Covid-19 sono diventate fondamentali le ri­cerche di Karikò e Weissman per sviluppare a tempo di re­cord la tecnica utilizzata da Pfizer e Moderna per realizzare i vaccini contro il virus. Sono passate quasi quattro decadi dalla sua formulazione.

Negli anni di studi "in cui non riuscivo a ottenere i risultati che volevo", lo sprone ad andare avanti è arrivato da mia madre e "dall'importanza del pensare in modo critico e credere in me stessa".

Nel suo percorso scientifico, Katalin Karikò ha avuto sempre accanto il marito. "Ci siamo conosciuti mentre studiavamo e mi ha sostenuto passo dopo passo. Si è trasferito in un paese straniero con me, non avevamo soldi e avevamo la nostra figlia di due anni con noi. Lui fece tutto questo per far sì che io potessi continuare le mie ricerche. Mi ha supportato anche a spostarmi in Germania per andare avanti con gli studi clinici".

Di qui l'appello alle giovani donne: "non dovete scegliere tra la carriera e avere dei figli, ma trovare l'uomo giusto, che tiene ai vostri sogni e supporta le vostre decisioni".

Nel 2022, la scienziata ha ricevuto la Laurea Honoris Causa in medicina all'Humanitas University di Milano, dove ha annunciato un progetto molto importante: “Sto lavorando a un’idea anticancro: iniettare nel tumore un mRna che spinga le cellule tumorali a fare qualcosa che attiri l’attenzione del sistema immunitario: rilasciare citochine. Così le cellule immunitarie localizzano quelle tumorali, ovunque esse siano - quindi vale anche quando il cancro metastatizza e arriva altrove - e possono distruggerle”.

Un progetto per il futuro che speriamo si realizzi in tempi brevi. Il presente intanto ha premiato col Nobel la determinazione, l’intuito geniale e la costanza di una scienziata che ha conosciuto umiliazioni e ostacoli e li ha superati senza mai scoraggiarsi.

Nell’immagine in alto, Katalin Karikò con marito e figlia.

Per approfondire: “Scienziate nel tempo. Più di 100 biografie", Ledizioni, Milano 2023.

Sara Sesti
Matematica, ricercatrice in storia della scienza
Collabora con l'Università delle donne di Milano
facebook.com/scienziateneltempo/

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