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Domenica, 21 Apr 2024

Verso Grottole, dalla fertile piana condivisa con Grassano, mi inerpico per 7 km. Il biondo tabacco delle rade querce a ravvivare il sempre verde di antichi e giovani oliveti. In lontananza, mentre guadagno quota, folti cespugli di macchia mediterranea coprono il capo di panciuti calanchi. Ancora più su, a brutalmente sfregiare la bellezza del paesaggio, un grosso impianto eolico impone prepotentemente la sua nefasta presenza. Prima delle ultime curve, si distinguono il castello di Adinulfo e la Chiesa diruta, una volta importante parrocchia dedicata ai santi Luca e Giuliano.

Giunto a inizio paese, parcheggio e comincio a scattare foto affacciato al belvedere che mi invita, con il profumo intenso dei tanti giovanissimi alberi di falso pepe, subito al di là della garbata barriera in legno. Sulla lunga collina di fronte un’altrettanto lunga soffice nuvola bianca, spessa, fatta di immaginarie figure animate, dalla quale a tratti si affacciano raggi compatti di luce intensa.

Scatto foto ai cartelli della chiesa diruta e della adiacente chiesa del Patrono San Rocco, già dedicata alla Madonna della Grotta, divise dalla “Piazzolla”, che serviva un tempo per pubbliche riunioni. Da lì, Aldo D’Aria, questo il suo nome, incuriosito mi guarda con discrezione. Ci salutiamo. Aldo lavora nella panetteria degli eredi D’Aria, sta andando a casa senza fretta, si offre di mostrarmi la strada per il vicino castello, aggirando la chiesa, permettendomi così di dare uno sguardo ai dintorni.

Di fianco a una scaletta, su un piccolo scosceso angolo di terreno, Giovanni, anziano signore, reggendosi a un bastoncino che era stato un ombrello, raccoglie verdure selvatiche. Lo aiutiamo a scendere, proseguiamo e, dopo pochissimo, arriviamo al castello. Ampio spiazzo ben pavimentato davanti. Edificio ristrutturato ma che, da molto, castello non è più, abitato per qualche tempo anche da famiglie del posto. Fra queste, quella di Aldo. Mi mostra altri monumenti che spiccano nel vecchio centro davanti a noi. In particolare, la Chiesa Madre con il convento dei frati domenicani, parte del quale comprato da Dan, americano che ne farà forse residenze.

In questo piccolo paese di 2000 abitanti, posto a 400 metri slm, lambito ai due fianchi dal Bradano e dal Basento, è in atto un programma di recupero di strutture edilizie, il “Wonder Grottole”.

Incontriamo ancora Giovanni che su un viottolo sotto di noi torna dalla fruttuosa ricerca del suo bastone, quello vero.Prima di lasciare Aldo, gli chiedo indicazioni per andare al Santuario di Sant’Antonio Abate. Mi accompagnerà, dice, fino alla fine del paese per indicarmi la strada. Lì lo saluto ringraziandolo.

Il pomeriggio non più primo, non ho pranzato, dopo una intensa giornata cominciata alle 5 del mattino. Ma nelle righe di una guida-prontuario leggo che non puoi lasciare Grottole senza prima aver visitato, fra l’altro, sul pianoro Altojanni, a 13 km dal centro, il Santuario di sant’Antonio Abate e l’area archeologica dei resti di una città medioevale.

I quasi 79 anni dello spirito ordinano perentoriamente a quelli materiali di andare. Seguendo le indicazioni ritorno sulla piana, prendo verso Grassano e imbocco il bivio a destra per il Santuario. La stradina diventa subito ripida, immersa nel bosco. Salgo fra ben tenuti tornanti brecciati. Salgo, mentre il sole ha fretta di andare a nanna. E’ tardi, mi dice, non posso aspettarti. Tentenno ma non mi fermo. Vado. La strada si arrampica, fra piccoli incroci dai quali vedo masserie, segni di allevamenti, recinzioni. Dopo poco devo scegliere. A intuito, svolto a sinistra. Salgo. Il panorama si allarga. L’adrenalina cresce.

Intravedo fra gli alberi scorci sempre più suggestivi. Li distinguerò meglio da lassù. Vai. Ci sei, ci sei! Ecco i ruderi dell’abitato meridionale, un pezzo di torre forata dalla quale ti diverti a traguardare, intorno basi di mura rivestiti dal tempo. Immortali nella fotocamera il tuo passaggio e lontano, davanti, finalmente, eccolo! Il Santuario di Sant’Antonio si staglia, lineare e compatta costruzione ai tuoi occhi. Primo nucleo nel 1371, una evoluzione storica, funzionale e religiosa che merita ben più di visita fugace e poche righe. Devo tornarci.

Ma intanto sono qui e vado. Il sole incuriosito e intenerito mi aspetta. A destra della stradina, il lago di San Giuliano e Matera. Nitidi entrambi, per effetto del sole radente. Mi fermo ancora un attimo incantato e vado. Il convento si mostra sempre più grande e delineato. Non mi fermo, darò libero sfogo alla commozione fra qualche minuto, quando il sinuoso serpente stradale che mi si snoda davanti si stenderà a mo’ di tappeto tutto intorno al monumento.

Ecco, ci sono. Vorrei sdraiarmi rivolto al cielo a respirare inebriante aria, libertà, vita. Ma adesso è proprio tardi. Corro come uno scoiattolo intorno al Santuario. Lo scoiattolo a immagazzinare ghiande e noci nella bocca per nasconderle in attesa dell’inverno. Io a immagazzinare nella fotocamera, nella mente e nel cuore, immagini del paradiso che ho conquistato.

Grottole, nuvole trasparenti, valli e colline e calanchi. E luce. Calda. Salgo i gradini della fiancata e mi affaccio tra gli archi che coprono il pianerottolo. Civettuoli immancabili selfie… E scendo. E giro intorno al Convento. Tutto d’un fiato. Mi fermo ancora ebbro di tanta bellezza che ci è stata regalata. E riparto, con il pieno di vita. Felice di avere osato. Grato al sole. Felice.

(3 - continua)

Vitantonio Iacoviello
Consigliere Nazionale Italia Nostra
Presidente Sezione Vulture Alto Bradano
facebook.com/vitantonio.iacoviello/
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Il contenuto dell'articolo è apparso sul Qutidiano del Sud del 17 gennaio 2024

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