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Domenica, 29 Mar 2026

Lo sviluppo di un farmaco o di un vaccino pone delle questioni non soltanto dal punto di vista medico, ma anche dal punto di vista etico e legale. La pandemia ha riportato sotto riflettori tutti i difetti dell’attuale politica di produzione dei farmaci, in cui il potere è tutto nelle mani delle grandi industrie farmaceutiche.

Per rimediare a queste distorsioni occorre non solo riformare la proprietà intellettuale, ma anche ripensare il rapporto tra scienza e profitto per trovare un punto di equilibrio.

Nel passato, alcuni scienziati hanno affrontato il problema in modo radicale decidendo di NON brevettare le loro scoperte, per metterle a disposizione della comunità scientifica GRATUITAMENTE. È il caso di Marie Curie, Albert Sabin e Ilaria Capua.

Donna generosa e lungimirante, Marie Curie non ha depositato intenzionalmente il brevetto internazionale per il processo di isolamento del Radio. Aveva deciso di lasciarlo libero per dare alla comunità scientifica la possibilità di effettuare ricerche in questo campo senza alcun ostacolo.

Albert Sabin, famoso per aver sviluppato, negli anni Cinquanta del Novecento, il più diffuso vaccino contro la poliomielite, l’ha regalato all’umanità.

Ilaria Capua, nel 2006, ha seguito il loro esempio con il virus dell’aviaria. Dopo averlo scoperto, decise infatti di sfidare l’ordine costituito della sanità pubblica mondiale che le chiedeva di depositare la mappa del virus in un database ad accesso riservato, avendone in cambio l'accesso ad altre banche dati esclusive. Depositò invece la sequenza del virus nel database "Genbank", ad accesso libero.

Operatrice della sanità pubblica, ritiene infatti che i risultati di un’ attività finanziata con denaro pubblico non debbano finire a conoscenza e a vantaggio di pochi. La sua decisione è una pietra miliare dell’open source e del knowledge sharing.

Sarebbero inimmaginabili i passi avanti realizzati negli ultimi decenni nelle discipline scientifiche senza un accesso libero alle fonti di primaria informazione e condivisione della conoscenza, a cui il proliferare della tecnologia e dei media che la sfruttano ha fornito un incremento esponenziale.

La questione è complessa, per approfondire si consiglia un articolo del Professor Roberto Caso, Ordinario di Diritto privato comparato presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento.

Sara Sesti
Matematica, ricercatrice in storia della scienza
Collabora con l'Università delle donne di Milano
facebook.com/scienziateneltempo/

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