Giornale on-line fondato nel 2004

Giovedì, 09 Lug 2026

I chatbot – assistenti virtuali progettati per simulare una conversazione umana, tramite testo o voce – sono sempre più presenti nella quotidianità.

Nati per semplificare l’interazione digitale, stanno assumendo un ruolo sempre più complesso: diventare surrogati relazionali, soprattutto per chi vive situazioni di isolamento o fragilità emotiva.

Oggi non si limitano più a rispondere a semplici domande, ma offrono ascolto, attenzione, compagnia e, in alcuni casi, persino conforto.
I cosiddetti chatbot relazionali si propongono come interlocutori empatici, capaci di instaurare un rapporto personalizzato. Ma resta un fatto: non sono esseri umani. Mancano di empatia autentica, emozioni vere e capacità di confronto reale.

Eppure, sempre più persone – soprattutto giovani – dedicano loro ore intere, sviluppando legami affettivi virtuali che, anziché alleviare la solitudine, rischiano di accentuarla.

L’interazione con questi assistenti digitali rappresenta una scorciatoia emotiva: rassicurante, ma priva di profondità. Le loro risposte sono progettate per evitare conflitti, dire ciò che vogliamo sentirci dire, mantenere alto il coinvolgimento. Il risultato? Un’illusione di connessione che svuota invece di nutrire.

Alcuni tra i chatbot più diffusi sono in grado di simulare legami così realistici da far credere di parlare con uno psicologo, con una persona cara scomparsa o con un partner affettivo.

“Replika”, ad esempio, offre conversazioni personalizzate che imitano amicizia, amore o relazioni intime. L’utente può sentirsi compreso e accolto, ma il rischio è quello di sviluppare una dipendenza affettiva da un legame inesistente.

“Character.AI” consente di dialogare con personaggi virtuali, anche ispirati a figure reali o defunte. Questo può generare l’illusione di un contatto emotivo autentico, ostacolando l’elaborazione del lutto o incentivando la fuga dalla realtà.

“Pi” (di Inflection AI) si propone come interlocutore empatico, quasi terapeutico. Le sue risposte fluide e rassicuranti danno l’impressione di un dialogo profondo, ma l’emozione è simulata, non reale.

In una società già segnata da solitudine, individualismo e carenza di legami autentici, i chatbot emotivi rischiano di trasformarsi in palliativi relazionali. Per questo è fondamentale sviluppare consapevolezza: nessuna macchina può sostituire il contatto umano, né colmare davvero i bisogni affettivi più profondi.

L’illusione di essere capiti o amati da un’intelligenza artificiale svuota, isola e indebolisce la capacità di connettersi davvero con gli altri.

Nell’immagine in alto, un fotogramma del film “Her” (2013), commedia di fantascienza su un uomo che si innamora di un sistema operativo intelligente.

Sara Sesti
Matematica, ricercatrice in storia della scienza
Collabora con l'Università delle donne di Milano
facebook.com/scienziateneltempo/
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

“L’hangar rosso”, thriller notevole per non dimenticare la feroce dittatura di Pinochet in Cile

 L’hangar rosso, regia di Juan Pablo Sallato, con Nicolás Zárate (Jorge Silva), Boris Quercia (Oberst...
empty alt

Anna Morandi Manzolini. La signora anatomista

“Donna bella e piena d’ingegno, tratta con vigore i cadaveri e anche le membra in decomposizione,...
empty alt

Temperature elevatissime in tutta Europa, "nuova normalità" nella crisi climatica

Le temperature elevatissime in tutta Europa non sono "picchi", sono eventi ripetuti e durevoli,...
empty alt

Memorandum d'intesa Iran-Stati Uniti, la resa di Trump

Ho aspettato l'annuncio ufficiale dei 14 punti del Memorandum, ma che Trump avesse perso la guerra...
empty alt

“Tuner - L'accordatore”, thriller con un immarcescibile Dustin Hoffman

Tuner - L'accordatore, regia di Daniel Roher, con Leo Woodall (Niki), Dustin Hoffman (Henry), Havana...
empty alt

Alexandra David-Néel, pioniera del dialogo tra Buddismo e Occidente

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, una silenziosa rivoluzione attraversò il...
Back To Top