Il numero di gennaio 2026 della prestigiosa rivista Prisma dedica un ampio dossier all’intelligenza artificiale, esplorandone le molteplici dimensioni a partire dall’editoriale della nuova direttrice Silvia Benvenuti, di cui riporto il testo.
“Come accade da quasi un secolo, anche nel 2025 appena concluso la rivista Time ha eletto la sua persona dell’anno. A conquistare la copertina sono stati gli «architetti dell’intelligenza artificiale» — tra cui Elon Musk, Mark Zuckerberg, Lisa Su, Jensen Huang e Sam Altman — ritratti seduti su una trave sospesa, in un esplicito richiamo alla celebre fotografia Lunch atop a Skyscraper.
Una scelta quasi inevitabile: il riconoscimento viene assegnato a chi «ha maggiormente influenzato le notizie e le nostre vite, nel bene e nel male», una definizione che sembra calzare perfettamente agli artefici dell’IA. In pochissimo tempo, infatti, questa tecnologia è diventata un’infrastruttura pervasiva della nostra quotidianità.
Alla percezione delle sue straordinarie potenzialità si affiancano però almeno due grandi questioni ancora aperte.
La prima è di natura culturale e riguarda l’epistemia: l’illusione di possedere una conoscenza profonda e autentica solo perché un chatbot si esprime in modo convincente, mentre la nostra capacità critica rischia di assopirsi.
La seconda è economica e sociale. I dati Istat descrivono una corsa alla digitalizzazione fortemente diseguale: poche grandi aziende investono in algoritmi, cloud e analisi dei dati, mentre una vasta periferia produttiva fatica a tenere il passo.”
Il futuro dell’ IA, sottolinea Prisma, si giocherà nella capacità di governi, imprese e cittadini di ridurre questi divari, costruire competenze diffuse, definire regole chiare e pretendere sistemi non solo potenti, ma anche trasparenti, comprensibili e controllabili.
La rivista approfondisce inoltre la necessità di un accordo internazionale sui limiti allo sviluppo dell’IA, auspicabilmente entro il 2026, e analizza diversi nodi critici: dal rischio di una bolla speculativa all’impatto della tecnologia sui lavori creativi.
Non manca infine uno sguardo alle basi matematiche dell’intelligenza artificiale e alle esperienze di laboratorio didattico che aiutano gli studenti a familiarizzare con gli algoritmi, anche attraverso percorsi inattesi, come l’analisi dei versi di Montale e Leopardi.
Prisma guarda così al futuro con curiosità e con un auspicio chiaro: imparare non solo a usare l’intelligenza artificiale, ma anche a essere, collettivamente, un po’ più intelligenti di lei.
Sara Sesti
Matematica, ricercatrice in storia della scienza
Collabora con l'Università delle donne di Milano
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