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Sabato, 07 Nov 2026

Si è spenta a Londra a 99 anni Ruth Bourne, protagonista silenziosa di Bletchley Park, il centro segreto che durante la Seconda guerra mondiale decifrò i codici della Germania nazista, offrendo al Regno Unito un vantaggio decisivo nell’intelligence.

Bourne lavorò come operatrice della cosiddetta “Bomba”, il complesso dispositivo elettromeccanico ideato da Alan Turing per individuare le chiavi dei messaggi cifrati con Enigma. Il suo lavoro fu parte integrante delle attività di Bletchley Park, il cui contributo – secondo molti storici – ridusse la durata del conflitto di almeno due, forse quattro anni.

Nata a Salford, vicino Manchester, in una famiglia ebrea con il nome di Ruth Henry, si arruolò nel 1939, appena diciottenne, nel Women’s Royal Naval Service. Dopo la formazione in Scozia, fu scelta per una missione altamente riservata e costretta a firmare l’Official Secrets Act, che le impose il silenzio per decenni.

Senza possibilità di avanzamento o riconoscimenti, fu destinata alle sedi periferiche di Bletchley Park a Eastcote e Stanmore, dove operava esclusivamente personale femminile.

Il suo compito era far funzionare e controllare la “Bomba di Turing”, capace di testare migliaia di combinazioni e individuare in pochi minuti le chiavi giornaliere della cifratura tedesca.

Le informazioni decodificate venivano poi inviate agli analisti e ai comandi militari alleati. Ruth, come molte colleghe, ignorava il contenuto dei messaggi: «Conoscevo solo la mia mansione», ricordò, sottolineando il rigore del segreto. Le operatrici si alternavano giorno e notte in turni estenuanti che richiedevano concentrazione assoluta.

Alla fine della guerra, per ordine di Winston Churchill, gran parte delle macchine fu smantellata. Bourne si trovò così a distruggere gli stessi strumenti che aveva contribuito a far funzionare per anni.

Solo molto tempo dopo, con la declassificazione dei documenti, il ruolo di Bletchley Park e dei suoi operatori divenne pubblico.

Congedata nel 1946, sposò Stephen Bentall, ex pilota della Royal Australian Air Force, e ebbe due figli. Nella vita civile lavorò come insegnante di sostegno e consulente familiare nella comunità ebraica.

Il legame con Bletchley Park, però, non si spezzò mai: per oltre vent’anni fu guida volontaria, mostrando ai visitatori una ricostruzione funzionante delle macchine di Turing.

Nel corso degli anni ricevette diversi riconoscimenti: nel 2009 il distintivo commemorativo “We Also Served” dal governo britannico, nel 2018 la Legion d’onore, la più alta onorificenza militare francese.

Nel 2011 partecipò all’inaugurazione di un memoriale dedicato ai codebreaker, incontrando la regina Elisabetta II. «Senza Bletchley Park, forse oggi parleremmo tedesco», amava dire. «Essere stata scelta è stato un privilegio».

Ruth Bourne ha trascorso gli ultimi anni a High Barnet, nel nord di Londra. La nipote Bee Bentall l’ha ricordata come «una donna brillante, acuta e piena di spirito, sempre pronta a condividere il suo sapere».

Con la sua scomparsa si chiude un capitolo umano fondamentale di una delle operazioni più decisive e segrete del Novecento.

Per approfondire: “Scienziate nel tempo. Più di 100 biografie”, Ledizioni 2023.

Sara Sesti
Matematica, ricercatrice in storia della scienza
Collabora con l'Università delle donne di Milano
facebook.com/scienziateneltempo/
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