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Domenica, 11 Gen 2026

Si calcola che alla fine del 2020 il debito globale, considerato come la somma dei debiti del settore privato e di quello pubblico, supererà i 277 trilioni, che equivalgono a circa il 360% del pil mondiale. Molto più che una montagna ormai. Le società vivono su un altopiano di obbligazioni, potremmo dire, lungo il quale si articola la nostra sofferta quotidianità, senza che sia davvero possibile comprendere – visto che ormai siamo entrati pienamente nella Storia – quali saranno le conseguenze di questi andamenti.

Il fatto che qualche voce fuggita dal senno torni a parlare di cancellazione dei debiti, la dice lunga. La verità, come abbiamo più volte letto e scritto, è che nessuno sa bene come gestire questa mole di debiti alla quale corrisponde – ed è sempre bene ricordarlo – una equivalente massa di crediti. Ciò significa che ci sono tanti ricchi oltre a molti poveri, a livello globale, a comporre l’articolato panorama delle diseguaglianze che tanto lavoro dà a sociologi, economisti e politici più o meno da strapazzo.

Il futuro ci dirà cosa ne faremo di questi debiti. Intanto contentiamoci di contemplarli, osservando come la pandemia, che ha dato una robusta spinta all’insù – l’Institute of International Finance (IFF) che ha fatto i conti qui riportati calcola una crescita di debiti per 15 trilioni di dollari rispetto al 2019 – non ha certo creato questa tendenza al sovra-indebitamento: l’ha semplicemente rafforzata. Questa strada l’avevamo intrapresa già molto tempo fa.

Ed è stata intrapresa coralmente da tutti i paesi del mondo, soprattutto per iniziativa dei governi. Questi ultimi hanno reagito come era facile prevedere all’emergenza sanitaria, col risultato che hanno approfondito notevolmente la loro esposizione.

Fra i paesi emergenti si segnala la Cina, che ormai da anni viaggia lungo un crinale che diventa via via più ripido seguendo la crescita del proprio debito, ormai arrivato a livelli stratosferici.

Ma a fare scuola non sono certo i paesi emergenti, dove la Cina primeggia indisturbata, ma le economie avanzate, che hanno iniziato da molto più tempo la loro cavalcata. L’IIF ha calcolato che i debiti globali nei mercati maturi siano arrivati al 432% del pil nel terzo trimestre del 2020, con un incremento di 50 punti rispetto a un anno fa. Il grosso di questo aumento è avvenuto negli Usa, che hanno contribuito per la metà.

Quanto ai settori, il debito fuori dal sistema finanziario è arrivato a 206 trilioni nel terzo quarto di quest’anno, dai 194 del 2019. I governi hanno pesato il 60% di questo incremento. Il debito del settore corporate è cresciuto di 4,3 trilioni nello stesso periodo e quello delle famiglie di “appena” 500 miliardi, arrivando a quasi 50 trilioni.

Altre informazioni utili arrivano dall’analisi dei dati, che trovate riepilogate nei grafici a seguire.

Una in particolare merita di essere sottolineata. La spesa per interessi dei governi è assai più gravosa per gli emergenti che per i paesi avanzati, che hanno intrapreso una strada che li ha condotti velocemente verso l’azzeramento dei tassi di interesse. Ciò significa che non sappiamo come finirà questa storia. Ma chi la sta già pagando cara sì.

Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
Twitter @maitre_a_panZer
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