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Mercoledì, 26 Ago 2026

Matematica, astronoma e filosofa, Ipazia fu uccisa ad Alessandria d’Egitto nel marzo del 415 d.C. La sua morte, brutale e simbolica, resta una delle pagine più oscure della storia del pensiero.

Secondo le cronache dell’epoca, un gruppo di fanatici guidati da un lettore di nome Pietro la assalì mentre tornava a casa.
Fu trascinata nella chiesa del Cesareo, spogliata e uccisa con cocci affilati; il suo corpo venne poi fatto a pezzi e bruciato al Cinerone per cancellarne ogni traccia.

L’episodio si inseriva nel clima di tensione politica e religiosa della città e coinvolse l’ambiente vicino al vescovo Cirillo, poi proclamato santo.

Ipazia fu colpita per la sua autorevolezza, per la sua libertà di pensiero e per l’influenza che esercitava nella vita pubblica.

Il fatto di essere una donna, in un mondo dominato dal potere maschile, rese ancora più scomoda la sua figura.
Figlia del matematico Teone, nacque intorno al 370 ad Alessandria e divenne una delle più grandi studiose del suo tempo.

Guidò la scuola neoplatonica della città, insegnando matematica, astronomia e filosofia e concependo la filosofia come una ricerca rigorosa della verità e uno stile di vita.

Le fonti raccontano che insegnava non solo ai suoi allievi, ma anche pubblicamente, condividendo il sapere con generosità.
Tra i suoi studenti vi fu Sinesio di Cirene, grazie al quale conosciamo molti aspetti della sua vita.

Ipazia studiò e perfezionò strumenti scientifici come l’astrolabio e l’idroscopio e promosse un approccio critico alla conoscenza, sostenendo che le teorie scientifiche dovessero essere continuamente verificate e approfondite.

Nessuna delle sue opere è giunta fino a noi: gli scritti della scuola alessandrina andarono in gran parte perduti dopo le distruzioni che colpirono la Biblioteca di Alessandria e il Serapeo.

Con la sua morte si chiuse simbolicamente la grande stagione scientifica di Alessandria, la città dove avevano lavorato studiosi come Archimede, Euclide, Eratostene e Tolomeo.

Oggi Ipazia è ricordata come una vittima del fanatismo e dei giochi di potere del suo tempo, ma anche come un simbolo della libertà di pensiero e della dignità della ricerca scientifica.

La sua storia continua a ricordarci quanto i dogmi, di qualsiasi natura, possano diventare nemici della conoscenza e della libertà.

Immagine sopra:
La pittrice Vittoria Chierici ha dedicato a Ipazia un’opera che è anche un vestito: un dipinto che scende fino a terra e richiama l’immagine della filosofa che insegna pubblicamente in città.
Ispirata all’Ipazia della Scuola di Atene di Raffaello, l’artista la rappresenta come una fiamma bianca che si innalza “da terra verso il cielo”. L’opera è stata esposta nel 2018 alla Libreria delle donne di Milano.

Sara Sesti
Matematica, ricercatrice in storia della scienza
Collabora con l'Università delle donne di Milano
facebook.com/scienziateneltempo/
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