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Mercoledì, 11 Mar 2026

Poiché, com’è noto, l’Italia vive di importazioni per i beni energetici, la sostanziale fase di stallo nel conflitto russo-ucraino, e la disarticolazione delle linee di fornitura che fino a ieri hanno alimentato i nostri fabbisogni proiettano una luce poco rassicurante sul futuro della nostra bilancia energetica, che già nel 2021 ha subito un notevole peggioramento.

Secondo quanto riportato da Bankitalia nel suo Rapporto annuale, infatti, l’anno scorso il deficit energetico si è approfondito, arrivando al 2,4 per cento del Pil, ossia a circa 42 miliardi “riflettendo quasi esclusivamente il considerevole rialzo dei valori medi unitari dei beni importati”. Questi ultimi, in particolare, sono aumentati del 55%, il petrolio, e addirittura del 118% il gas rispetto alla media del 2020. Quell’anno i prezzi scontavano probabilmente un rallentamento indotto dalle restrizioni pandemiche, e infatti il deficit energetico è diminuito all’1,2% del pil. Ma una volta che la pressione della pandemia si è allentata, il rimbalzo ha rapidamente recuperato i livelli del 2019, superandoli notevolmente.

La buona notizia è che siamo ancora lontani dal disavanzo toccato all’epoca degli shock petroliferi – il 5,8% del pil, nel 1981 (grafico sotto) -; quella meno buona è che il dato 2021 non tiene conto della guerra iniziata a febbraio del 2022, che sta generando nuove pressioni al rialzo sui prezzi dei beni energetici.

Per farsene un’idea, è utile sapere che il principale ingrediente del nostro menù energetico, e quindi delle nostre importazioni, è il petrolio, pure se la sua importanza relativa è declinata rispetto al gas, il cui peso è raddoppiato rispetto agli anni ’90.

Ciò malgrado, ancora nel 2021 il petrolio pesava il 42% del totale dell’import, a fronte del 32 del gas, del 15% dei prodotti petroliferi raffinati e del 9% di elettricità.
Il grafico sopra a destra ci consente anche di farci un’idea dei paesi di provenienza, fra i quali si nota il peso rilevante della Russia, cresciuto nel tempo. Capirete perché le previsioni sul nostro saldo energetico siano alquanto pessimistiche.

Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
Twitter @maitre_a_panZer
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