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Domenica, 16 Giu 2024

fmi popolazione previsioniLa celebrazione del meeting annuale del Fondo monetario internazionale (Fmi) in Marocco, fra il 9 e il 15 ottobre, non passa inosservata. La ragione l’aveva illustrata la Managing Director del Fondo, Kristalina Georgieva, nel corso di un incontro con il governo della Costa d’Avorio, una delle economie africane che di recente ha mostrato un certo dinamismo, proprio la settimana precedente l’inizio del meeting: l’ultima volta che il Fmi si era fatto vedere in Africa era il 1973, a Nairobi, in un mondo in bianco e nero, e non solo politicamente, alle prese con le turbolenze della fine dei Trenta Gloriosi.

L’Africa all’epoca era ancora un corpo incerto, frammentato fra retaggi post-coloniali e attrazioni gravitazionali tipiche della guerra fredda. Oggi invece l’Africa diventa, sono parola di Georgieva “un’importante connessione con il Fmi”. Non solo perché in questi 50 anni il mondo ha cambiato pelle più volte, ma perché, come direbbero gli ottimisti, il meglio deve ancora venire.

E questo meglio, ammesso che costoro abbiano ragione, non può che includere l’Africa per evidenti ragioni demografiche, politiche, economiche e, non ultime, geografiche. “In questo continente – ha detto Georgieva – possiamo vedere, come sotto una lente d’ingrandimento, le sfide che il mondo deve affrontare. Vediamo anche il suo grande potenziale. L’Africa ha risorse abbondanti e creatività ed energia illimitate. Ed è la patria della popolazione più giovane e in più rapida crescita del mondo”. Ottimi motivi per passarci una settimana insieme ai ministri delle finanze e ai banchieri centrali di 190 paesi. Un’occasione più unica che rara per l’Africa per rinverdire la propria agenda.

Detto diversamente “un’economia mondiale prospera nel XXI secolo ha bisogno di un’Africa prospera”. Le economie avanzate stanno invecchiando, osserva ancora, ma dispongono di ampi capitali da investire. Si tratta di trovare il modo di trasformarli nella chiave capace di avviare il motore africano, per “iniettare più dinamismo nell’attuale, anemica, crescita globale”.

Chi ha un po’ di memoria ricorderà di aver sentito parole simili agli inizi del nuovo secolo, con la Cina al posto dell’Africa, in tanti discorsi, quindi magari li leggerà con un po’ di sano scetticismo. Però i numeri stanno dalla parte dell’Africa come ieri stavano a vantaggio della Cina e adesso si orientano verso l’India. Un mondo globale ha bisogno di pesi massimi per spostare la sua massa a una velocità superiore a quella dell’inerzia. L’Africa è il peso maggiore. Ciò implica però che sia anche il più difficile da far muovere. Anche perché l’Africa è ancora un’espressione geografica dove infiniti poteri devono cooperare, dentro e fuori, per trasformarla in una realtà concreta. E’ una sorta di palestra della cooperazione internazionale. E quindi della buona volontà e della pazienza.

Così almeno a raccontarla dal verso giusto. Se invece la si volesse guardare dal lato cieco della semplice convenienza di corto respiro, beh: l’Africa ha già dato e continua a dare. Nessuno ne trarrà maggior giovamento di quello che ne trae adesso. Ossia non si andrà oltre la “crescita anemica” di cui parla Georgieva. E solo questo rende interessante l’esperimento.

Un buon modo per iniziarlo è aiutare gli africani a sviluppare la loro African Continental Free Trade Area, che nei calcoli del Fmi sarebbe in grado non solo di far crescere di dieci punti il reddito pro capito mediano, ma di creare la più grande area di libero scambio al mondo. Il motore africano potrebbe finalmente avviarsi. E una volta partito, chissà dove potrà condurre l’Africa. E il resto del mondo di conseguenza.

Il Fmi sta provando a fare la sua parte, oltre che tornando in Africa dopo 50 anni, istituendo il Resilience and Sustainability Trust (RST), un fondo dotato di 40 miliardi di dollari per prestiti agevolati a paesi in difficoltà, sei dei quali sono proprio africani. Uno strumento fra i tanti che il Fmi ha a disposizione per svolgere il suo mandato. Ovviamente il Fondo si propone come interlocutore privilegiato nei confronti dell’Africa. “Non vedo l’ora – conclude Georgieva – che i nostri membri accettino in terzo componente africano nel nostro board”. Più Africa nel Fmi, per avere più Fmi in Africa. Non fa una piega.

Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
autore del libro “La storia della ricchezza”
Twitter @maitre_a_panZer
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