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Lunedì, 26 Feb 2024

Il Reddito di cittadinanza (Rdc), la misura bandiera per il sostegno al reddito del Movimento 5 Stelle, è stata definitivamente cancellata dal primo gennaio 2024 dal Governo di centro destra e sostituita con un assegno di inclusione (AdI), al quale si aggiunge un supporto per la formazione e il lavoro (Sfl) destinato ai soggetti definiti occupabili.

Secondo un recente studio della Banca d’Italia, per effetto della revisione effettuata, le misure di contrasto alla povertà avranno una portata più limitata, causando una riduzione della platea dei potenziali beneficiari (da 2,1 a 1,2 milioni di nuclei familiari) e – a parità di condizioni – un aumento della povertà assoluta e una maggiore concentrazione del reddito. Sulle spalle dei soggetti più deboli lo Stato risparmierà così a regime circa 1,7 miliardi di euro.

Il Rdc, introdotto nel 2019 insieme alla pensione di cittadinanza, ha mostrato alcuni limiti sia nella fase di implementazione che in quella di realizzazione, soprattutto per la mancanza di controlli preventivi sul possesso dei requisiti da parte dei richiedenti, che hanno prestato il fianco ai numerosi detrattori. Critiche sono arrivate anche per il flop sulle politiche attive del lavoro, la scarsa utilità dei navigator e la mancata attivazione da parte dei Comuni dei progetti utili alla collettività (Puc), ma queste misure sono state invero ostacolate dallo scoppio della pandemia a inizio 2020.

Il Rdc poteva sicuramente essere costruito e gestito in maniera migliore, ma non si può negare il suo ruolo di stabilizzatore sociale, soprattutto negli anni del Covid, che hanno causato pesanti contraccolpi al mondo del lavoro e al reddito delle famiglie.

Eppure già da allora il 45,9% delle persone intervistate in occasione dell’indagine sui bilanci delle famiglie italiane della Banca d’Italia, prevedeva che il RdC sarebbe stato cancellato di lì a breve, come in effetti è accaduto, con una prevalenza da parte di chi non ne beneficiava. Un quinto dei rispondenti riteneva che potesse essere mantenuto in vigore tra i tre e i dieci anni e poco più di un terzo auspicava che durasse più a lungo o per sempre.

Nel 2020, il reddito medio delle famiglie è stato di 39.274 euro, ma se le più ricche superavano i 130 mila euro, le più povere si sono dovute accontentare di 7 mila e 500 euro.

Le famiglie italiane hanno ricevuto mediamente 355 euro di sussidi nel 2020, quasi l’1% del loro reddito. Ai 227 euro del reddito di cittadinanza che ha interessato il 3,7% dei nuclei, si sono aggiunti 101 euro per specifiche categorie di lavoratori ai quali il lockdown aveva impedito o ridotto l’attività (6,2% di nuclei), 7 euro per il reddito di emergenza, 7 euro per la cura dei bambini (baby sitter e centri estivi) e 13 euro per i bonus spesa e vacanze.

L’ammontare dei sussidi ha un impatto differenziato a seconda del reddito. Per gli appartenenti al primo decile, il reddito di cittadinanza, percepito da quasi un nucleo su cinque, vale 890 euro e i sussidi ricevuti rappresentano nel loro complesso il 14,2% del reddito disponibile. Senza di essi, il reddito (già basso) si sarebbe ulteriormente ridotto a poco meno di 6 mila e 500 euro.

La curva della crescita, ovvero la variazione del reddito disponibile depurato dalla variazione dei prezzi (attraverso il deflatore dei consumi) e cumulato per decile di popolazione, registra tra il 2016 e il 2020 un andamento che ha favorito nettamente le classi meno abbienti (curva decrescente), ma anche i nuclei a più alto reddito, quelli del decile finale.

Nel 2016 non esisteva ancora alcuna misura di sostegno al reddito per le famiglie in stato di necessità. Il Reddito di inclusione (Rei) fu introdotto nel 2018 impegnando circa 2 miliardi di euro e poi soppiantato durante il 2019 dal Reddito di cittadinanza, entrato pienamente a regime nel 2020, in coincidenza con l’inizio della pandemia, con una spesa di 7,2 miliardi di euro, ulteriormente cresciuti oltre gli 8 miliardi nel biennio successivo. A fronte di una variazione media del reddito disponibile reale del 2,6%, le famiglie più povere hanno visto aumentare il loro reddito del 17,7% rispetto al 2016. Al crescere del reddito la variazione diminuisce, ma la tendenza si inverte nel segmento finale grazie all’aumento del reddito del decimo di popolazione più ricca, cresciuto del 5,5%.

La situazione cambia se dal reddito si sottrae l’assegno di cittadinanza ricevuto. Resta sempre un leggero vantaggio per gli appartenenti al primo decile, subito azzerato quando si cumulano i primi due. Per il resto l’andamento è piatto, a parte l’aumento finale che porta la media all’1,8%.

Se poi si sottraggono anche le altre misure sociali straordinarie messe in campo per fronteggiare le conseguenze dell’emergenza pandemica, la curva della crescita si riduce ulteriormente a 1,5% e di fatto gli unici ad aver conseguito un aumento del reddito disponibile reale tra il 2016 e il 2020 sono i più ricchi.

Si deve anche considerare che mentre i più ricchi possono far fronte a una diminuzione temporanea del loro reddito attingendo al risparmio accumulato negli anni, questo è molto più difficile se non impossibile per i più poveri, che in mancanza di aiuti non hanno altra scelta se non quella di rinunciare ad alcune spese, spesso essenziali.

In conclusione, il Reddito di cittadinanza – al quale si sono aggiunte nel 2020 altre misure di sostegno per lo più una tantum - si è dimostrato uno strumento fondamentale per contenere il disagio economico di molte famiglie in un momento di estrema difficoltà come quello sperimentato durante la pandemia. Semmai, sarebbe stato meglio rimuovere le restrizioni imposte alla scala di equivalenza per contenere i costi della misura, consentendo anche alle famiglie più numerose ingiustamente penalizzate, di accedere al sussidio.

Il timore, poi, che l’Assegno di inclusione recentemente istituito, insieme al supporto economico per la formazione e il lavoro, siano insufficienti a garantire lo stesso livello di sussidio raggiunto dal reddito di cittadinanza appare più che fondato, condannando alla povertà e all’esclusione sociale i ceti più deboli.

Curve della crescita – Variazione del reddito disponibile medio familiare reale cumulato per decile di popolazione nel 2020 rispetto al 2016 (valori percentuali)
Fonte: Elaborazione su dati Banca d’Italia – Indagine sui Bilanci delle famiglie italiane per l’anno 2020

 

Franco Mostacci
ricercatore statistico, analista economico, giornalista pubblicista
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