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Martedì, 25 Ago 2026

La notizia dell’ultimo aggiornamento che il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha dedicato all’osservazione del sistema internazionale delle riserve valutarie è che non c’è nessuna notizia. Il dollaro regna ampiamente incontrastato, con l’euro ben distante, che ha un mercato ancora troppo poco profondo diffuso per essere un serio antagonista, e un proliferare di valute alternative. Nel senso di esotiche, non certo concorrenti.

Fra queste “alternative” primeggia lo yuan, che com’è noto è al centro del tentativo di Pechino di spingere per l’internazionalizzazione della propria moneta, usando i prestiti bancari e il commercio bilaterale per aumentare la quota di utilizzo della valuta cinese, ma che deve fare ancora i conti con la sostanziale inconvertibilità, che complica la libera circolazione della valuta, e poi con la fiducia. Complessivamente, gli analisti del Fmi stimano che l’ascesa dello yuan spieghi un quarto del calo del dollaro.

I gestori delle riserve internazionali, perciò, si trovano a comprare dollari canadesi o australiani, per soddisfare le proprie esigenze di diversificazione, e magari spuntare anche qualche rendimento migliore del Treasury. Ma si tratta di movimenti superficiali che spiegano una parte dell’erosione della quota di dollari nelle riserve internazionali, che come ogni fenomeno complesso ha diverse ragioni. Non ultima quella geopolitica. Anche se gli economisti del Fmi non sembrano dar molto peso all’ipotesi che la politica di sanzioni decisa dagli Usa in risposta alle varie crisi internazionali abbia in qualche modo penalizzato la raccolta di riserve in dollari.

Per completare il quadro, vale la pena riportare alcuni dati raccolti stavolta dalla Bis di Basilea, relativi proprio all’utilizzo delle valute internazionali nelle diverse attività che lo richiedono: dal commercio, alle riserve, passando per l’attività bancaria.

Anche qui la lettura dei dati lascia poco spazio all’immaginazione. Il dollaro primeggia con un peso specifico che va molto al di là del peso dell’economia americana nell’economia internazionale. L’esatto contrario della Cina, ampiamente sottopesata. Non è certo un caso. La storia esige il suo tributo. E le regole dell’economia libera pure.

 Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
autore del libro “La storia della ricchezza”
Twitter @maitre_a_panZer
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