Giornale on-line fondato nel 2004

Domenica, 26 Lug 2026

Sempre perché fra il dire e il fare c’è moltissimo mare, e in questo caso uno o due oceani, vale la pena leggere un interessante post pubblicato dalla Federal Reserve Bank (Fed) di St.Louis, che prova a calcolare quanto sia davvero praticabile il decoupling, il cosiddetto “disaccoppiamento”, fra l’economia cinese, grande factory globale fino a qualche tempo fa, e quella americana, che l’amministrazione Usa ha detto di voler praticare, giungendo persino a fare qualche passo.

Sennonché, ogni passo che si fa nella direzione di irrigidire una relazione porta con sé, insieme a chissà quanti benefici, costi altrettanto probabili, visto che la Cina è una fonte importante di prodotti a basso costo per l’economia manifatturiera Usa. Per cui una loro sostituzione con beni prodotti altrove, e quindi più costosi può finire col ripercuotersi sui consumatori statunitensi. Non è certo una novità: il costo delle restrizioni lo paga sempre il consumatore finale.

L’analisi si propone innanzitutto di misurare quanto siano vantaggiosi i prodotti cinesi rispetto a quelli di altri fornitori esteri. Gli economisti hanno monitorato 13.000 prodotti unici e i risultati sono quelli riepilogati nel grafico in alto: la Cina esprime quasi il 30% di questi prodotti e guida perciò ampiamente la classifica dei primi dieci fornitori considerati. Messico e Canada, che sono molto confinanti degli Usa, esprimono rispettivamente l’8 e il 10%. Segno evidente che la geografia, al tempo dei trasporti rapidi, non è più – o almeno non soltanto – una variabile determinante. E neanche la prossimità culturale, a quanto pare.

Questo implica che il “disaccoppiamento” potrebbe rivelarsi assai più complesso di quanto lasciano credere le intemerate dei politici. Con tempi più lunghi e costi più alti. Peraltro, non tutti i settori industriali statunitensi sono interessati al problema con la stessa intensità.

Come si può osservare da quest’altro grafico in basso, la supremazia cinese è evidente in alcuni sotto settori dell’abbigliamento, ma anche dei metalli e nei macchinari e non risparmia neanche quelli per l’elaborazione dei dati, i semiconduttori e i motori elettrici. Il vantaggio di prezzi dei produttori cinesi rispetto ad altri competitor è notevole. “Per circa il 45% delle categorie di prodotti che gli Usa importano dalla Cina – sottolinea la ricerca – la Cina offre valori unitari inferiori all’alternativa non cinese più economica”.

 

Ciò implica necessariamente che “gli sforzi per diversificare le catene di fornitura o ridurre la dipendenza dalle importazioni cinesi potrebbero portare a costi maggiori per una parte significativa dei beni importati negli Stati Uniti”. A buon intenditor…

Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
autore del libro “La storia della ricchezza”
coautore del libro “Il ritmo della libertà”
Twitter @maitre_a_panZ
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

“Max Pechstein – Espressionismo dell’anima”, grande mostra a Palazzo Zabarella

C’è tutta la carica rivoluzionaria dell’Espressionismo, nella mostra in scena a Palazzo Zabarella a...
empty alt

Hong Wang, Medaglia Fields 2026, massimo riconoscimento internazionale per la matematica

La matematica Hong Wang è una dei quattro vincitori della Medaglia Fields 2026, il massimo...
empty alt

Vino, solfiti e sicurezza stradale: studio al simulatore analizza effetti sulla guida

Quanto conta, per la sicurezza stradale, non solo la quantità di alcol assunta, ma anche la...
empty alt

Gradimento dei Sindaci e capacità amministrativa a confronto

Se domani ci fossero le elezioni comunali, lei voterebbe a favore o contro l’attuale Sindaco?”. E’...
empty alt

Mary Anning, una delle pioniere della paleontologia

Dorset, Inghilterra, 1811. A soli 12 anni, una ragazzina ritrovò il primo scheletro completo di...
empty alt

Identificato nuovo meccanismo che regola la perdita di sinapsi nell’Alzheimer

Nel cervello, le connessioni tra neuroni, chiamate sinapsi, vengono continuamente controllate e...
Back To Top