Giornale on-line fondato nel 2004

Lunedì, 17 Ago 2026

Alcuni dati raccolti nella relazione annuale di Bankitalia ci consentono di fare il punto sugli effetti della politica daziaria statunitense nel nostro paese, oggetto come gran parte del mondo delle tariffe statunitensi.

Il primo dato, ricavabile dal grafico in alto a sinistra, è il dazio medio effettivo applicato dagli Usa sui prodotti italiani, passato dal 2 al 14 per cento. In pratica è aumentato di sette volte.

L’effetto sulle esportazioni è stato in larga parte recessivo, come si poteva prevedere, anche se con qualche compensazione. Alcuni settori (grafico sopra a destra) hanno addirittura visto crescere le loro esportazioni, con risultato che nel 2025 il valore dell’export verso gli Usa è cresciuto comunque del 7,2 per cento in valore. Il risultato, stima Bankitalia, è stato in larga parte generato dall’anticipazione di alcuni acquisti decisi prima dell’entrata in vigore delle tariffe.

Ma al netto del settore farmaceutico e dei mezzi di trasporto senza le automobili (in gran parte navi), che in larga parte sono esenti da dazi, le esportazioni risultano essere diminuite di oltre il 5 per cento, con una flessione ancora più pronunciata nel settore automobilistico.

E’ interessante sottolineare che “la riduzione del valore delle esportazioni negli Stati Uniti per effetto dei dazi ha riflesso il calo dei volumi esportati e non quello dei prezzi praticati dagli esportatori”. Ciò significa, in pratica, che “i maggiori dazi sono stati trasferiti quasi interamente ai prezzi pagati dagli acquirenti statunitensi”. Quindi dagli importatori, che poi hanno dovuto decidere se trasferire questi costi sui prezzi finali in tutto o in parte.

Ovviamente i dati sul primo anno di dazi Usa sono di natura squisitamente congiunturali. Per capire quali saranno le tendenze, occorrerà aspettare che i mercati si assestino, anche se Bankitalia giudica plausibile che “gli effetti sulle esportazioni negli Stati Uniti diventino più ampi di quelli di breve periodo, riflettendo principalmente il graduale ricorso a fornitori alternativi, inclusi quelli domestici quando disponibili da parte degli importatori statunitensi”.

Nella peggiore delle ipotesi, “l’effetto dei dazi potrebbe manifestarsi non solo in una riduzione delle vendite complessive, ma anche in un cambiamento della composizione delle imprese esportatrici attive nel mercato statunitense, attraverso l’uscita
di quelle più fragili e meno produttive”.

Guardando il bicchiere mezzo pieno, questo per i nostri esportatori potrebbe essere un incentivo a fare meglio.

Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

"Non è mai troppo tardi. Alberto Manzi, una vita tante vite", più attuale che mai

Non è mai troppo tardi. Alberto Manzi, una vita tante vite, di Giulia Manzi – ADD editore,...
empty alt

Shanghai Ranking 2026, Sapienza Università di Roma prima in Italia

Per la classificaAcademic Ranking of World Universities (ARWU), stilata dall'organizzazione...
empty alt

I dazi di Trump? Altro che Liberation Day. Tutti i numeri di un flop

L’ufficio statistico Usa ha pubblicato di recente i dati sulla bilancia commerciale statunitense...
empty alt

“Borgo”, film drammatico-thriller, con una grande Hafsia Herzi

Borgo, regia di Stéphane Demoustier, con Hafsia Herzi (Mélissa Dahleb), Moussa Mansaly (Djibril),...
empty alt

John Fante Festival 2026, dal 20 al 23 agosto a Torricella Peligna

Torna a Torricella Peligna, in Abruzzo, dal 20 al 23 agosto il John Fante Festival “Il dio di mio...
empty alt

Biodiversity Risk, nuovo indicatore per misurare gli effetti della deforestazione

Quanto pesa sulla biodiversità ciò che mangiamo? Caffè, cacao, carne, olio di palma, soia, gomma...
Back To Top