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Giovedì, 30 Apr 2026

di Adriana Spera

La vicenda della chiusura dell'Istituto di Scienze Neurologiche del Cnr di Mangone (Cosenza), contro la quale lo scorso venerdì si è tenuta una partecipatissima assemblea, è paradigmatica di ciò che avviene nel meridione d'Italia: ogni qualvolta v'è un servizio pubblico che funziona bene si deve prontamente smantellare o boicottare.

Il problema è che, anche se siamo nel dispendiosamente celebrato centocinquantesimo anno dalla conquista dell'unità nazionale, poco è cambiato nel corso del tempo.

Il sud resta in mano alle consorterie locali o, meglio, al potere di poche "famiglie" che fanno di tutto affinché nulla cambi se non comporta utile per se stesse.

I pochi fondi pubblici che arrivano vengono impiegati, spesso e volentieri, per inutili cementificazioni, arricchimenti personali, favorire carriere politiche o professionali.

Il nord continua ad avere l'approccio del colonizzatore che sfrutta un territorio fino alla devastazione e poi l'abbandona.

La vicenda dell'immondizia partenopea sta lì a rappresentare, più di altre, tale approccio. Fino a ieri il sud è stata la pattumiera della Padania, oggi, non si possono smaltire i rifiuti napoletani a nord, neppure se questi portano profitti.

La manovra finanziaria appena approvata è l'ennesima riprova di questo approccio: i tagli al sud gli investimenti al nord. Eppure i soloni dell'economia ci ricordano ogni giorno che non si riesce ad uscire dalla crisi perché l'economia è stagnante e che il basso tasso di crescita è determinato da un sud immobile, con tassi di disoccupazione giovanile e femminile spaventosi.

Ci piacerebbe che quegli stessi luminari e il mondo della scienza tutto si indignasse dinanzi allo smantellamento di una struttura d'eccellenza a livello europeo.

Noi, nel nostro piccolo, lo facciamo quotidianamente. Con tutte le nostre forze.

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