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Mercoledì, 16 Set 2026

di Adriana Spera

Ancora una volta molti italiani hanno dato credito ad un novello "salvatore della patria" prima che questo ponesse in essere qualsiasi provvedimento per sradicare i mali cronici che attanagliano il paese.

La parola magica usata da Monti per accreditarsi era stata "equità". In una nazione in cui ormai l'1% detiene il 45% della ricchezza era parsa ai più la panacea per risollevarsi, per non pagare, ancora una volta, il conto salato dovuto agli sprechi, agli evasori, alle tangenti, alle consorterie.

Invece, ieri sera non solo si sono dovuti ricredere, ma chi ha ascoltato la conferenza stampa del premier si è anche sentito dare dell'irresponsabile per non aver pensato neppure al benessere dei propri bambini (sic!).

Ma in fondo il governo che è espressione dei poteri forti, in primis Confindustria, ha posto in essere tutt'altro che l'equità, che è letteralmente: "criterio di giustizia che tiene conto delle particolarità del singolo caso e delle circostanze umane". Ha tenuto invece conto delle esigenze degli imprenditori, del mondo della finanza, dei detentori della ricchezza del paese e ha fatto cassa ancora una volta con quel 99% della popolazione che soffre e soffrirà sempre più perché questa manovra ci porterà dritti alla recessione e quindi al default.

Incomprensibile l'assenso del Pd, che rappresenta sempre meno il suo popolo, a differenza di Casini che giustamente esulta per il suo.

Berlusconi ringrazia perché si completa la sua opera: non ci sono patrimoniale, aumento dell'Irpef e gli si apre un'autostrada per vincere ancora le elezioni, visto che la sinistra vi ha rinunciato.

Speriamo almeno che chi si è tenuto fuori dall'inedita alleanza non voti in Parlamento decreti così ingiusti e irresponsabili e provi a costruire un fronte democratico che riporti il paese allo sviluppo, percorrendo i binari tracciati dalla Costituzione.

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