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Lunedì, 13 Lug 2026

Mi sveglio nel paese del governo del cambiamento e mi ritrovo nel Renzi bis. Per dire, sento l’occhiutissimo ministro dell’interno affermare che il suo predecessore ha fatto un discreto lavoro per cui “non smonteremo nulla di ciò di positivo che è stato realizzato”. La qual cosa mi sembra straordinariamente intelligente, alla faccia del cambiamento.

Poi leggo su un giornale di un altro esperto, in odore di incarico ministeriale, che discorre di previdenza e della mitologica separazione fra previdenza e assistenza per pagare le pensioni a quota 100 dopo aver tagliato qua e là dove non serve, e ho la conferma che l’ossessione pensionistica che ci ha inflitto gravi scocciature nell’ultimo quinquennio (e vi faccio grazia per i quaranta prima) è ben lungi dall’esser terminata. Al tempo stesso il nostro cervellone osserva che per sostenere il reddito di cittadinanza verranno riordinati “gli ammortizzatori sociali introdotti col jobs act”. “Inutile tenere in piedi Naspi, Discoll, Asdi, reddito di inserimento. Della Naspi manterrei solo il décalage e lo applicherei al Reddito di cittadinanza. Per spronare chi lo riceve ad attivarsi per un lavoro”. D’altronde Reddito di cittadinanza suona meglio di Naspi, ne converrete.

Ma nulla di fronte al vero colpo di teatro recitato a soggetto da un’altra testa d’uovo nonché potenziale punta di lancia del governo del cambiamento al ministero dell’Economia, un gradino sotto al ministro, che durante una trasmissione televisiva dice che c’è “un accordo sul fatto di far partire la flat tax sui redditi di impresa a partire dall’anno prossimo, poi a partire dal secondo anno si prevede di applicarla alle famiglie”.

Apriti cielo. Passi che m’ero addormentato venerdì con un ministro che diceva di voler fare subito la flat tax per le famiglie con più di tre figli, e ci avevo talmente creduto da portare la famiglia a cena fuori. Ma soprattutto mi ha guastato la digestione leggere quelli di prima che ci hanno consegnato al governo del cambiamento rampognare il probabile esponente del governo suddetto ricordandogli che la flat tax per le imprese c’è già e si chiama Ires, mentre quella sulle società di persone si chiama Iri. Dimostrando con ciò di non capire, questi illustri sconfitti, lo spirito profondo del governo del cambiamento, ossia la circostanza che Flat tax sulle imprese suoni meglio di Ires.

Peraltro il governo che non c’è più le aveva pure ridotte, le tasse alle imprese. E infatti siamo quasi al livello della Spagna.

Che se poi volessimo dare un’occhiata più approfondita, non siamo proprio messi malissimo in Europa se uno dà retta ai calcoli che fa la Banca mondiale.

Ma non è questo il punto. A parte che Flat tax alle imprese suona meglio di Ires, proprio come Reddito di cittadinanza suona meglio di Naspi, rimane il fatto che il governo del cambiamento prosegue una tendenza iniziata nel 2003 dando priorità fiscale alle imprese piuttosto che alle famiglie, che probabilmente hanno la fastidiosa controindicazione di costare troppo. Almeno per quest’anno. Il prossimo si vedrà. Ma poiché oggi è solo lunedì e ancora il governo del cambiamento deve avere la fiducia, non scoraggiamoci.

Anche l’aumento dell’Iva, state sereni, non passerà. L’ha detto sempre la testa d’uovo con una fermezza che neanche l’ex ministro Padoan. Se poi a fronte di tutto ciò avete la sensazione che il governo del cambiamento sembri un Renzi bis, dipende dal fatto che siete prevenuti e distratti.

Anche perché Conte suona meglio di Renzi.

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giornalista socioeconomico - Twitter @maitre_a_panZer

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