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Lunedì, 19 Ott 2026

Dorset, Inghilterra, 1811. A soli 12 anni, una ragazzina ritrovò il primo scheletro completo di ittiosauro mai rinvenuto. Si chiamava Mary Anning, figlia di un falegname di Lyme Regis, un piccolo paese incastonato tra scogliere e mare.

Il padre, per arrotondare i magri guadagni, cercava fossili sulle spiagge da vendere ai turisti, e Mary lo accompagnava fin da bambina.

Nata il 21 maggio 1799, sarebbe diventata una delle pioniere della paleontologia: le sue scoperte portarono alla luce i primi scheletri di animali preistorici, contribuendo alla nascita di questa nuova scienza.

La stagione migliore per la ricerca era l’inverno: le tempeste infrangevano le onde contro le scogliere, aprendo fenditure e provocando frane che riportavano alla luce tesori sepolti da milioni di anni.

Era in quei momenti che la natura si rivelava, offrendo a Mary e a suo padre nuove occasioni di scoperta.

Il loro era un lavoro duro, svolto al freddo e con il fiato della marea sul collo. Servivano attenzione, precisione e pazienza, non solo per individuare i fossili, ma anche per liberarli dalla roccia e, quando necessario, ricomporli.

Mary si appassionò profondamente a questo lavoro: i suoi occhi coglievano dettagli invisibili agli altri, le sue mani riportavano alla luce antiche forme di vita, la sua mente si riempiva di domande sulle creature del passato.

Autodidatta, dotata di grande intuito e abilità non comune, riusciva a immaginare l’aspetto di animali vissuti milioni di anni prima partendo da pochi frammenti.

A 24 anni arrivò la sua seconda scoperta eccezionale: il primo scheletro di plesiosauro.

Negli anni successivi trovò anche quello di uno pterodattilo. I suoi ritrovamenti suscitarono grande meraviglia, e celebri scienziati dell’epoca cominciarono a recarsi a Lyme Regis per incontrarla.

Quelle ossa pietrificate avrebbero contribuito a sostenere la teoria dell’estinzione delle specie, aprendo la strada alle future idee evoluzioniste di Darwin.

Mary Anning morì nel 1847. Con un’istruzione limitata ma un’intelligenza acuta, curiosità e tenacia fuori dal comune, riuscì in un’impresa straordinaria: in un contesto economico difficile e in un’epoca poco aperta alle donne, lasciò un segno profondo nella storia della scienza.

Una storia affascinante di passione e scoperta, un esempio prezioso da proporre a bambine e bambini.

Sara Sesti
Matematica, ricercatrice in storia della scienza
Collabora con l'Università delle donne di Milano
facebook.com/scienziateneltempo/
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