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Martedì, 14 Lug 2026

Nei momenti di panico capita spesso che gli amici, credendo di difenderti e farti un favore, non si accorgono di rendere più profonda la fossa in cui sei caduta.

È il caso di due tra i più accreditati aficionados di Giorgia Meloni: il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Mario Sechi, direttore di Libero. Mi limito a questi due ma ce ne sono molti di più tra gli ultras meloniani.

A proposito della famigerata e per molti versi esilarante telefonata-trappola dei comici russi spacciatisi per Moussa Faki Mahamat, presidente della Commissione dell’Unione africana, alla nostra premier, Mantovani ha detto che la Meloni aveva capito tutto e Sechi che è stato un complotto russo. Sia nell'uno che nell'altro contraddittorio caso hanno aggravato la posizione della Meloni e dello staff di Palazzo Chigi, che si è fatto infinocchiare ben bene.

Ma a parte queste comiche non finali, purtroppo, restiamo alle cose significative. Dico subito che la incoerenza meloniana sbandierata da molti non mi pare dirimente. Può capitare, ed è capitato spessissimo nel passato che, in una conversazione che si crede amichevole e riservata, un leader esponga dubbi e riserve su cose interne o internazionali che nel suo ruolo pubblico nega recisamente.

Ma qui c'è di più, molto di più.

Sull'immigrazione, la Meloni dice, sconfortata, che il problema agli altri Stati europei "non interessa" tant'è che "non rispondono al telefono". Il che stride fortemente, per essere buoni, con le sue grida di vittoria ogni volta che torna dalle riunioni del Consiglio europeo. Forse farebbe meglio a dire la verità agli italiani: non mi si filano per niente.

Poi nella telefonata c'è il capitolo guerra in Ucraina. Qui le cose sono molto più impegnative e anche per lei imbarazzanti. Dice la Meloni: "C'è molta stanchezza da tutte le parti", "si avvicina il momento in cui tutti capiranno che abbiamo bisogno di una via d'uscita", "Il problema è trovare una via d'uscita accettabile per entrambe le parti senza distruggere la legge internazionale. Ho alcune idee su come gestire questa situazione, ma aspetto il momento giusto per metterle sul tavolo. La controffensiva dell'Ucraina non sta andando come ci si aspettava e non ha cambiato il destino del conflitto, tutti capiscono che potrebbe durare molti anni se non cerchiamo di trovare una soluzione".

Dunque bisogna trattare, "trovare una via d'uscita accettabile per entrambe le parti senza distruggere la legge internazionale", dice Meloni stessa.

Non puntare alla vittoria sul campo.

Del resto, la stessa cosa hanno detto in parecchi in questi mesi, tacciati di arrendevolezza e codardia se non di filo putinismo dagli amici della Meloni e non solo da loro. Ieri si è aggiunto anche il capo delle Forze Armate ucraine generale Valery Zaluzhny nel constatare che “proprio come durante la Prima guerra mondiale” la guerra è entrata in una fase di stallo.

Confesso che aspetto con curiosità le idee della Meloni promesse "su come gestire questa situazione". Quanto al "momento giusto per metterle sul tavolo" è adesso. Perché "Se non ora quando?".

Oppure, come al solito, aspetta Biden per avere il permesso?

Aldo Pirone
scrittore e editorialista
facebook.com/aldo.pirone.7

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