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Mercoledì, 17 Apr 2024

Avevo forse 12 anni quando mio padre mi disse che saremmo andati al cinema. Ma stranamente mi “preparava” dicendomi che per lui era una cosa complicata, che portarmici era stata una decisione difficile ma che “dovevo sapere cosa era successo nella sua generazione” e che avrei potuto dire basta e uscire insieme se non avessi retto la cosa. Io ero incuriosito e capivo che c’era qualcosa di grosso che voleva dirmi, che non sarebbe stata una cosa normale e che lui la sentiva come suo dovere.

Al cinema Massimo di Pescara mi portò a vedere Mein Kampf, un film-documentario realizzato incollando le riprese originali fatte dai nazisti nei campi di sterminio e poi i filmati girati dai Russi quando arrivarono a liberare per primi gli sventurati internati, scheletri coperti di pelle, e poi i film degli alleati.

Ricordo la “raccolta differenziata” dei capelli, dei denti d’oro, degli oggetti sequestrati nelle case dei deportati, accumulati, catalogati e ordinatamente inventariati incluse le foto di famiglia e il set per le circoncisioni. E le camere a gas, i fili spinati elettrificati, i cumuli di corpi umani accatastati, i laboratori per esperimenti di medicina su cavie umane e via inorridendo. Pensai che sarei stato sempre dalla parte degli oppressi, di coloro che soffrono e che mai avrei giustificato qualsiasi atrocità e per nessun motivo.

Crescendo e maturando, ho letto tantissimo e mi ritrovo solo una montagna di domande senza risposte.

Perché noi europei abbiamo sterminato i Maia, gli Atzechi e tutte le civiltà precolumbiane, gli indio dell’Amazzonia, anziché dialogarci, averci rapporti alla pari, di amicizia?

Perché nell’America del nord, ove c’era spazio per tutti, abbiamo cacciato e sterminato "i pellerossa" fino a confinarli nelle riserve anziché conviverci pacificamente scambiandoci il meglio delle culture e conoscenze reciproche?

Perché abbiamo sterminato i nativi dell’Australia invadendo le loro terre e rubando le loro risorse? Perché abbiamo deportato milioni di schiavi in catene nelle piantagioni di un altro continente?

Perché noi bianchi civili abbiamo colonizzato l’Africa, rubando tutto quel che c’era da rubare (e continuiamo), uccidendo, inclusi noi cattolicissimi italiani andati in Libia, Abissinia, Eritrea a uccidere ed espropriare per costruire “l’impero fascista”? Montanelli acquistò una dodicenne...., giovane donna "usa e getta", eppure è sempre stato osannato.

Perché noi siamo andati dove ci pare, armati fino ai denti, e oggi possiamo viaggiare dove ci pare mentre altri non possono essere neppure migranti per povertà?

Com’è possibile che un popolo che ha tanto sofferto, quello ebraico, ha poi somministrato sofferenze inammissibili ai Palestinesi prima scacciandoli, poi occupando le loro terre illegalmente con 750 mila coloni armati che da padroni hanno estirpato i loro ulivi, rubato l’acqua, le case e il futuro ai nuovi oppressi? E lo Stato gli dà risorse gratis, per favorire l'occupazione condannata più volte dall'ONU.

Se i terroristi di Hamas hanno mostrato una ferocia disumana e ripugnante, è lecito pensare che gli stessi metodi potrebbero usarli ovunque, all’interno del proprio popolo, contro chi non fosse d’accordo con loro? ma anche questa è logica nostra: non fu Niccolò Macchiavelli a teorizzare che il fine giustificherebbe i mezzi? E no: non è così che sono nate le più feroci dittature?

E se Israele ha subito un attacco terroristico, come può essere che il suo Stato si sia trasformato a sua volta altrettanto terroristico, ma con più mezzi di sterminio? Ora è genocidio.

Non ho risposte a queste domande ma solo una certezza: di essere e di restare dalla parte di chi soffre.

Quattromila bambini uccisi a Gaza non sono numeri, ma giovanissime vite innocenti. Pesano nel mio dolore come i bambini che si trovavano nella parte israeliana il 7 ottobre scorso. Io li piango, tutti.

I due Stati sono una cavolata inapplicabile, pura propaganda, perché Israele non si ritirerà mai dalle terre occupate (al contrario, si espande occupando come può) e quindi mentre uno Stato c’è, l’altro non ha una sua terra perché è frammentato, non ha autodeterminazione per l’acqua, per l’energia, per gli spostamenti e neppure per ricevere visite di amici o parenti che devono essere autorizzate dagli occupanti.

La strada avrebbe dovuto essere la CONVIVENZA E LA COESISTENZA, alla pari, ma tutto questo sangue, dolore, odio allontana anche la semplice idea che si possa fare. Quando Biden, cane da guardia del genocidio, dice “non ripetete i nostri errori”, dovrebbe alludere a cose più lontane nel tempo rispetto a quel che sta pensando e magari dire: l’errore è stato sterminare i nativi nel mio Paese; avremmo dovuto costruire una società che accoglieva tutti, anche messicani in pace, ove ognuno avrebbe potuto dare il meglio che poteva.

Dalla cultura degli indiani d’America avremmo forse beneficiato, anche a livello statale, di assumere una coscienza e un rapporto diverso anche riguardo all’ambiente. Guai a chi si lascia fregare in questa situazione da sentimenti antisemiti!! Guai a cadere nella trappola del razzismo e dei sentimenti di vendetta. Resto dalla parte di chi soffre: Oggi Sono Palestinese.

damiani giovanni tondoGiovanni Damiani
Presidente G.U.F.I. - Gruppo Unitario Foreste Italiane
Già Direttore di Anpa e già Direttore tecnico di Arta Abruzzo
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