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Sabato, 04 Apr 2026

Ho sempre pensato, fin dalla sua vittoria a sorpresa nelle primarie che l'hanno eletta neosegretaria del Pd, che Elly Schlein avesse una montagna da scalare per dare a quel partito un profilo di sinistra ricollocandolo nel campo della sinistra e del progressismo. Ho guardato perciò con favore, anche se sempre criticamente, la partecipazione della Schlein alle manifestazioni dei lavoratori indette dal sindacato, in special modo dalla Cgil, a quelle pacifiste e femministe. Non mi sfugge, inoltre, che nel Pd le forze ex renziane, moderate e lingottiste, aborrendo la Schlein, non aspettino altro che una sua sconfitta alle prossime elezioni europee per farle la ghirba.

Ma credo che la montagna da scalare Elly l'abbia presa dal verso sbagliato. Prima il tentativo di fare la capolista ovunque con il nome nel simbolo del Pd, poi la riduzione della pretesa, vista l'opposizione interna, alle circoscrizioni del Centro e delle Isole, ora il confronto da Vespa con la Meloni. L'idea di partito che scaturisce da simili scelte - fra cui anche il tipo di coalizione da mettere in campo, antifascista e progressista - è il contrario di quello che secondo me bisognerebbe fare STRATEGICAMENTE per fare del Pd quello che non è.

La strada che la Schlein ha deciso di seguire in questa fase elettorale la mette nelle mani della Meloni, dei suoi avversari interni ai dem e divide la possibile coalizione antifascista magari anche per motivi e gelosie non nobili. Allude a un partito leaderistico che è precisamente quello della fondazione, liberal e liberista compassionevole e che la Schlein fu votata proprio per cambiarlo, visto in quale vicoletto senza uscita era stato portato.

Non mi sfugge che gran parte della minoranza interna ai dem si oppone perché vuole che il Pd rimanga quello che è, ma non è questo il sentiero stretto, perché è stretto assai, per contrastare quegli intendimenti e cambiare con determinazione, anche se gradualmente, il partito nel profondo.

Il confronto chez Vespa inevitabilmente ha aperto un'ulteriore vuoto democratico in cui, anche giustamente e per tanti motivi anche professionali, si è lanciato Enrico Mentana proponendo in TV ben altro. Vista la presa di posizione dell'Agcom forse alla fine non se ne farà niente. Ma il danno è già stato fatto.

Se la scelta intrapresa dalla Schlein è quella di vincere pur che sia e uscire più forte per tacitare i suoi avversari nel Pd e sovrastare Conte, non è questa la strada.

È una scorciatoia illusoria e sbagliata sia sul piano immediato che su quello della prospettiva.

Aldo Pirone
scrittore e editorialista
facebook.com/aldo.pirone.7
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