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Sabato, 24 Ott 2026

Vari esponenti europei dicono, a proposito della puntata ucraina nel territorio russo di Kursk, che gli ucraini hanno diritto di difendersi dall'aggressione di Putin e quindi provare a debellare le basi logistiche da cui partono droni, missili e aerei che bombardano spietatamente le città ucraine.

Anche i vietnamiti avevano lo stesso diritto nei confronti dell'aggressione americana negli anni '60 e '70, eppure non si sognarono di attaccare, con i missili fornitigli dall'Urss, le basi dei B52 - per esempio Guam - che martoriavano le città del nord. Li usarono per abbattere quante più superfortezze volanti americane bombardavano il Vietnam del Nord oltre che il Sud di quel paese. Il resto, ed era l'essenziale, lo affidarono allo sviluppo della guerriglia nel sud e alla costruzione di una vasta alleanza di popoli e stati e al dissenso crescente nella stessa società americana.

Ogni guerra d'aggressione ha le sue specificità militari naturalmente. Lungi da me scambiare quelle dell'aggressione americana al Vietnam con quella russa all'Ucraina. Ma è certo che la prima ebbe una strategia solida fondata sulla politica cui la strategia militare era subordinata, l'altra, tra molte dichiarazioni roboanti di vittoria sul campo, non mi pare.

Rifugiarsi nel diritto a difendersi e confonderlo con la mancanza di una strategia politica è segno oltre che di una certa confusione mentale anche di una qual certa ipocrisia e perdurante debolezza politica. Ammetto e non concedo, che lo faccia Stoltenberg, segretario generale di un'alleanza militare come la Nato, ma che siano la von der Leyen, presidente della Commissione europea, e Borrell, alto rappresentante per la politica estera della Ue, cui spetterebbe fare un'organica proposta di pace per spegnere un conflitto pericolosissimo nel cuore dell'Europa - cosa che dopo due anni e mezzo di guerra non sono riusciti a fare -, è assai risibile per non dire preoccupante.

Tralascio per decenza le strida putiniane di fronte alle operazioni militari ucraine definite "terroristiche", come se lui bombardasse ogni giorno gli ucraini, uomini, donne e bambini, con caramelle e zucchero filato.

Dicono che Putin è restio a sedere al tavolo della trattativa, motivo di più per costringerlo facendo politica anche attraverso proposte di pace su cui basare un'alleanza internazionale per la pace in Ucraina.

Una guerra se anche è "la continuazione della politica con altri mezzi", come diceva il vecchio von Clausewitz, è con la politica che si risolve, non gareggiando a esibire il missile a raggio più lungo, anche avendone il diritto.

Quella esibizione, quando c'è di mezzo una potenza nucleare serve a poco mentre fa correre seri rischi di conflitto nucleare.

Aldo Pirone
scrittore e editorialista
facebook.com/aldo.pirone.7
redazione@ilfoglietto.it

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