Giornale on-line fondato nel 2004

Venerdì, 06 Mar 2026

Adesso che gli economisti del Fondo monetario inernazionale (Fmi) ci fanno notare per l’ennesima volta che la ricchezza netta delle famiglie europee è parecchio concentrata nel 10 per cento della popolazione c’è da aspettarsi le solite intemerate. Come se il problema si esaurisse nella titolarità della ricchezza e non avesse a che fare anche sul suo utilizzo. Una società fortemente diseguale come quella britannica del XIX secolo finanziò lo sviluppo della ferrovie in mezzo mondo avviando una straordinaria crescita internazionale. La domanda è: cosa ci facciamo noi europei con questa ricchezza?

Per il momento sembra che ci piaccia molto contemplarla, e magari prestarla all’estero. Quanto al primo punto, lo studio del Fmi, che si basa sulle rilevazioni del sistema della banche centrali europee, riporta che la ricchezza netta dell’area euro è aumentata del 27% negli ultimi cinque anni. Quest’aumento si è accompagnato a una lieve diminuzione della diseguaglianza, generata in parte dall’aumento del prezzo delle abitazioni, che ha beneficiato anche i piccoli proprietari.

Rimangono, ovviamente, grandi differenze. Il 10 per cento più ricco della popolazione detiene il 56% della ricchezza, nel quarto trimestre del 2023, mentre la metà più povera ne possiede solo il 5%. L’eurozona non è neanche quella messa peggio. Secondo quanto riporta il World Inequality Lab, nel mondo il 10% più ricco della popolazione detiene i tre quarti della ricchezza globale.

Quanto al secondo punto, ossia la vocazione degli europei a prestare all’estero i propri soldi, basta rilevare gli ultimi dati della bilancia dei pagamenti. Gli ultimi dati diffusi dalla Bce, relativi a settembre 2024, mostrano un saldo corrente positivo per 37 miliardi nel mese, che su base annua arriva a a 428 miliardi, pari al 2,8% del pil dell’eurozona, in crescita dai 182 miliardi dell’anno precedente.

Il conto finanziario mostrava che i residenti dell’area hanno effettuato investimenti di portafoglio in asset non euro pari a 551 miliardi, poco meno degli investimenti di portafoglio denominati in euro, considerati sempre su base annua, pari a 686 miliardi.

Dal grafico sopra si osserva peraltro che le acquisizioni di asset finanziari non denominati in euro è cresciuta massicciamente proprio a partire da quest’anno riportandosi a livelli che non si vedevano da tempo.

Di fronte a queste cifre, che raccontano di una grande ricchezza che viene investita altrove, a fronte di una domanda interna incapace di esprimere dinamicità, che certo dipende anche da come questa ricchezza è distribuita, viene fuori l’immagine di un’Europa di redditieri che non ha più neanche la lungimiranza di progettare il proprio futuro, forse perché senescente. E forse il problema è proprio questo: l’Europa vuole invecchiare in pace e tranquillità. L’ideale in un mondo pieno di conflitti!

Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
autore del libro “La storia della ricchezza”
coautore del libro “Il ritmo della libertà”
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

Anthropic, l’IA che rifiuta le armi e resiste all'ultimatum del Pentagono

Scade oggi l’ultimatum del Pentagono ad Anthropic, l’azienda di intelligenza artificiale che si...
empty alt

“Adwa. Una vittoria africana”, film per ricordare le Vittime del Colonialismo italiano

Una serata all’insegna del cinema e della memoria, nell’ambito della campagna per l’istituzione di...
empty alt

La situazione in Ucraina a quattro anni dall'inizio della guerra

Il 3 marzo del 2022 ho scritto un articolo il cui titolo diceva: "Tocca all'Europa non alla Nato"....
empty alt

I dazi ideologici USA in due secoli hanno prodotto solo recessione

Se avete voglia di convincervi della dannosità dei dazi per un’economia avanzata, potete dedicare...
empty alt

“Basta favori ai mercanti d’armi”, giù le mani dalle legge 185/90

Le organizzazioni promotrici della campagna “Basta favori ai mercanti di armi” hanno espresso...
empty alt

Locali inidonei, rifiuto di svolgere attività lavorativa, nullità del licenziamento

Con ordinanza n. 3145 del 12 febbraio 2026, la Corte di cassazione ha rigettato il ricorso...
Back To Top