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Sabato, 05 Set 2026

Ce ne sono già state diverse altre nel '47, nel '65, nel '71, nel '99 del Novecento e ora nel 2025. Cioè prima e dopo la caduta del comunismo sovietico.

Se si guarda criticamente al mondo diviso in blocchi contrapposti politici, ideologici e militari non si può dire che anche allora quella divisione fu estranea a politiche nazionalistiche di grandi e piccole potenze per ragioni di malcerti confini geografici o ragioni puramente di potenza geopolitica. Pur all'interno di una generale liberazione nazionale anticoloniale e antimperialista di popoli dell'Asia e dell'Africa.

Piano piano, con il venir meno dell'Urss e con l'illusione americana di aver conseguito una vittoria strategica e potersi allargare a dismisura - in Europa con la Nato, in Medio Oriente con le guerre in Afghanistan e in Irak dopo la provocazione terroristica delle Torri gemelle di Al Qaeda - e promuovendo, fin da Reagan, la globalizzazione neo liberista del mondo. Alla fine tale politica ha prodotto il proprio contrario: la diffusione del nazionalismo.

Trump alla Casa Bianca ha significato questo.

Il conflitto India-Pakistan non è che un altro preoccupante episodio di quella che Papa Francesco definì "terza guerra mondiale combattuta a pezzi" già diversi anni fa. Soprattutto perché protagoniste dello scontro bellico sono due potenze sub regionali oggi armate con bombe nucleari. Il conflitto indopakistano è figlio legittimo del mondo nazionalista di oggi.

Il problema odierno è quello di chi ha l'autorità politica e morale mondiale di fermare un simile conflitto quando non si è capaci di fermare la guerra in Ucraina e quella in Palestina.

Sono circa 60 i conflitti armati in corso nel mondo. L'Onu attuale emette le sue condanne, ma nessuno se le fila. I massacri continuano come prima, a Gaza dei palestinesi come in Ucraina degli ucraini. Tutte le Istituzioni internazionali sono attaccate e piano piano demolite dai nazionalismi sovranisti. In Europa tali partiti hanno perfino robuste nostalgie naziste o fasciste.

Il nuovo Papa, lo statunitense Prevost, Leone XIV, è in questa "Fossa", come titolava stamane "il manifesto", in cui è caduto il mondo, che dovrà misurarsi.

Ieri dal balcone delle benedizioni di San Pietro ha detto in proposito di voler perseguire "una pace disarmata e disarmante". L'obiettivo è giusto, e sommamente contro corrente.

Come quello di non far rimpiangere il suo predecessore Francesco nato Bergoglio.

Aldo Pirone
scrittore e editorialista
facebook.com/aldo.pirone.7
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