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Domenica, 15 Feb 2026

Domenica, su Il Fatto Quotidiano, Pupi Avati, insigne regista di tanti bei film, diceva: "Ma davvero pensiamo che una marcia a Venezia durante la Mostra del Cinema possa cambiare le cose?”. “Stiamo vivendo un orrore, ma sono disincantato sul fatto che sia sufficiente fare una marcia a Venezia perché le cose cambino”. Poi ha aggiunto di non credere al fatto che Netanyahu soprassiederà “rispetto a ciò che sta facendo perché c’è un corteo durante un Festival cinematografico”.

All'insigne regista, la cui sfiducia nel mondo di oggi è più che comprensibile, non può sfuggire il fatto che una causa giusta per andare a buon fine ha bisogno di una solidarietà mondiale crescente, fatta di tanti episodi in sé non determinati ma presi nell'insieme poi danno i loro frutti in un modo o nell'altro.

Quando si trattò del Vietnam, la guerra di aggressione americana durò circa un quindicennio. Allora, in un mondo migliore solcato da grandi passioni - alcune addirittura palingenetiche - pur con tutte le sue contraddizioni, la solidarietà internazionale che sostenne il Vietnam fin all'inizio fu solo quella dei comunisti.

Per allargarsi e divenire travolgente in America e in Europa, passarono anni, e si incrociò con molti fatti far cui la contestazione giovanile in Occidente.

Il problema in Palestina è che di tempo non ce n'è. Che Netanyahu, grazie al sostegno di Trump e alle divisioni dell'Europa, massacra i palestinesi.

Il Vietnam era sostenuto con le armi missilistiche sovietiche e quelle del campo socialista e con il riso e le armi leggere cinesi che fecero fronte efficacemente ai bombardamenti terroristici americani dei B52 sul Nord Vietnam, e alle necessità di una guerra lunga e prolungata.

Lo iato fra i tempi della solidarietà internazionale e il massacro permanente dei palestinesi a Gaza e Cisgiordania, unito alla pulizia etnica di Netanyahu, volto a rendere impossibile di fatto la prospettiva dei "due popoli due Stati", semmai rendono più urgente che ogni azione pro Palestina venga messa in atto.

Ogni marcia, ogni gesto di solidarietà nato dall'indignazione della società civile, come quello in atto della Global Sumud Flotilla, serve.

Se non altro per mettere in evidenza le ipocrisie di alcuni paesi europei fra cui l'Italia e l'inanità della Ue.

Aldo Pirone
editorialista e scrittore
facebook.com/aldo.pirone.7
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