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Mercoledì, 02 Set 2026

Secondo il Sabatini-Coletti, Dizionario della Lingua Italiana, voltagabbana è “Chi cambia facilmente idee o opinioni o muta il proprio comportamento in modo da trarne sempre il massimo vantaggio”.

Ancor più penetrante l'Enciclopedia Treccani, per la quale voltagabbana è “Chi cambia opinione e idee, per opportunismo, per tornaconto personale, con grande facilità e leggerezza.

Si può anche chiamare transfuga, fuoriuscito, traditore, pentito, stabilizzatore, responsabile, ma forse è meglio chiamarlo per quello che è: voltagabbana.

In questa legislatura i voltagabbana sono già un record, e siamo ancora a metà del cammino ... dopo pochi mesi di governo Renzi (dal 22 febbraio 2014) pare che ben 184 tra senatori e deputati hanno cambiato gruppo, vale a dire quasi il 19,5% del totale (per informazione, in Italia abbiamo 945 parlamentari, di cui 630 sono i deputati e 315 sono i senatori).

Poiché ogni parlamentare italiano rappresenta mediamente circa 60-65mila abitanti del nostro paese, ad oggi a 10/11 milioni di italiani sarebbe stato “gabbato il voto”.

Roba da Guinness dei Primati, anche se con questo ritmo, a fine legislatura, nel 2018, i "voltagabbana" rischiano di essere addirittura più di cinquecento.

Parlamentari che, quasi sempre per loro convenienze politiche, passano da un partito all'altro (c’è chi in una sola legislatura di partiti ne ha già cambiati quattro e chi in carriera almeno dieci), con buona pace degli ideali e degli elettori.

E' un tema vecchio, certo, quello degli "opportunisti", pronti a salire sul carro del vincitore. La Costituzione difende il diritto di un politico di passare da uno schieramento all'altro, vietando espressamente il vincolo di mandato.

Si torna al punto di partenza, ma sorge spontanea una domanda, parafrasando il buon Antonio Lubrano: chi difende il diritto di delega dell'elettore?

Per porre fine al poco edificante fenomeno, il voltagabbana – a mio avviso - dovrebbe essere sanzionato con la decadenza dal mandato e rimpiazzato con il primo dei non eletti della lista di appartenenza. Naturalmente, questo non dovrebbe valere in caso di espulsione dal proprio gruppo parlamentare.

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