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Lunedì, 24 Ago 2026

Spring Breakers, di Harmony Korine, con James Franco, Selena Gomez, Ashley Benson, Vanessa Hudgens, Heather Morris, Rachel Korine, durata 92’, nelle sale dal 7 marzo distribuito da BiM.

di Luca Marchetti

Sin dai suoi primi istanti, Spring Breakers mette il suo pubblico di fronte ad una domanda fondamentale, che condiziona il rapporto con il film: quello che ci apprestiamo a vedere sarà l’opera liberatoria e libertaria di un giovane autore dissacrante oppure il compitino ammiccante dell’ennesimo “professionista dello scandalo”, realizzato solo per mettere a dura prova il buon gusto dello spettatore?

Purtroppo è quasi impossibile dare una risposta ecumenica. La pellicola di Harmony Korine, giovane autore diventato famoso per aver firmato diverse sceneggiature scioccanti per il regista Larry Clark (i terribili Kids e Ken Park), è un film che, come già accaduto con i critici accreditati all’ultimo festival di Venezia, è destinato a dividere gli spettatori tra accesi detrattori e sostenitori estasiati.

A essere benevoli si potrebbe vedere, nelle intenzioni del regista, la volontà di mostrare, con stile spietato ed estetizzante, lo stato della meglio gioventù americana, persa tra la ricerca dello sballo totale e una vita da videoclip di Mtv.

Korine segue, infatti, le avventure di quattro ragazze disinibite (per usare un eufemismo) che, corse nella Florida appariscente delle vacanze di primavera (da qui il titolo), finiscono dopo l’ennesima bravata sotto la protezione del viscido gangster-rapper Alien. Korine, però, nel rappresentare la presunta perdita d’innocenza di queste giovani e il loro declino morale, punta sempre alla trovata più sensazionale e facile quale la scelta di due attrici come Vanessa Hudgens e Selena Gomez, ex reginette del mondo di Disney Channel, qui nei cortissimi panni di due giovani dedite alla droga e al sesso.

Il regista, dunque, vorrebbe mostrarci a che punto di degrado è arrivata la gioventù americana ma fallisce miseramente l’obiettivo. Sin dall’esagerata e banale sequenza iniziale, lo spettatore, infatti, non è mai portato ad aprire una vera riflessione sull’argomento e si trova, invece, di fronte ad un regista che cavalca i temi solo per mettersi in mostra. Ad esempio, l’uso ripetitivo, e quindi inoffensivo, di un sesso così esplicito nella confezione ma altrettanto casto nel contenuto è degno più di un furbo mestierante in cerca di vetrina che di un vero e proprio autore di rottura.

Il fallimento di Spring Breakers, però, non deve oscurare il fatto che come semplice regista, Korine dimostra anche del talento. In più di un’occasione, infatti, il giovane autore centra l’immagine giusta o il movimento di macchina efficace, regalando anche due o tre momenti notevoli, come il piano sequenza sulla rapina o le surreali scene sulle note di Britney Spears. Inoltre, i continui riferimenti concettuali (e cromatici) alla filmografia del danese Nicolas Winding Refn e al suo capolavoro Drive non possono che lasciare piacevolmente sorpresi.

Da sottolineare, poi, anche l’interpretazione di James Franco, attore che un po’ alla volta sta riscattando un inizio carriera alquanto scialbo, confermandosi uno degli uomini di Cinema più interessanti della sua generazione. Franco, infatti, diviso tra i suoi mille progetti da regista, poeta, interprete e artista, a ogni nuova pellicola dimostra di stare compiendo un percorso personale molto calcolato e preciso nel quale anche questo folle criminale “da strapazzo” trova il suo posto ideale.

In chiusura, per dare una risposta alla domanda iniziale, chi scrive deve ammettere di preferire la seconda opzione, quella del sensazionalismo fine a se stesso, ma non si può non ammettere che opere come questa, capaci di accendere discussioni anche dure,  al di là delle loro effettive qualità, fanno sempre il bene del Cinema.

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