Giornale on-line fondato nel 2004

Mercoledì, 14 Gen 2026

Rush - di Ron Howard, con Chris Hemsworth, Daniel Brühl, Olivia Wilde, Alexandra Maria Lara, Pierfrancesco Favino; durata 123’, nelle sale dal 19 settembre 2013, distribuito da 01 Distribution.

Recensione di Luca Marchetti

Quel maledetto campionato del 1976 è stato una delle pagine più emozionanti della storia recente della Formula 1.

Ancora oggi i padri raccontano ai propri figli le gesta del bellissimo James Hunt, sempre pronto ad affrontare la morte con il suo sorriso strafottente, dell’imbattibile Niki Lauda, capace di capire l’anima di una macchina solo appoggiandosi sul sedile, e di tutti quei piloti folli ed eroici che, da moderni gladiatori, accettavano di scendere in pista e di giocarsi ogni volta la vita a cavallo delle loro monoposto, solo per soddisfare la sete del pubblico pagante.

E’ in questo mondo veloce e incosciente che si svolge Rush, l’ultima imperdibile creatura del regista Ron Howard. Scritto da Peter Morgan, uno dei migliori sceneggiatori di Hollywood, la pellicola è l’ennesima dimostrazione delle sue indubbie capacità di afferrare la cronaca e di piegarla con successo alle esigenze del cinema mainstream. Si recuperino i suoi The Queen, Frost/Nixon o Il maledetto United, opere ispirate a fatti reali e diventate, sotto le sue mani, pellicole piene di tensioni narrative con tragici personaggi.

In quest’occasione, Morgan ha avuto la fortuna di affidare (di nuovo) la propria storia a Ron Howard, un regista spesso sottovalutato ma l'unico in grado di rendere Rush una perfetta macchina di puro intrattenimento, senza però tradire il cuore dell’opera. Il film è, infatti, allo stesso tempo, una spettacolare pellicola sulle corse automobilistiche e un coinvolgente dramma sulla rivalità viscerale di due (anti) eroi.

Parlando della spettacolarizzazione, Howard è stato intelligente a ispirarsi non solo ai pochi precedenti di fiction del genere (in questi giorni è riapparso addirittura Gran Prix di John Frankenheimer), ma soprattutto allo splendido documentario Senna di Asif Kapadia, celebrato lavoro sul leggendario pilota brasiliano.

Le scene delle corse, pur con poco minutaggio a disposizione (parliamo di una ventina di minuti su due ore di film complessive) lasciano, infatti, senza parole. Howard, nonostante il budget contenuto, sa bene come usare la cinepresa e, aiutato da un montaggio eccellente, gestisce le scene su pista con grande efficacia. Specie nel racconto senza sosta dei GP di quel fatidico campionato, il film si trasforma in una velocissima vettura alla quale è un piacere stare dietro.
Dal punto di vista drammaturgico, invece, il regista ha il merito di aver puntato su due giovani attori capaci di affrontare il copione di Morgan e i loro mitici personaggi con abnegazione.

Oltre all’impressionante somiglianza, Chris Hemsworth e Daniel Bruhl rendono i loro James Hunt e Niki Lauda due personaggi maiuscoli, tragici e grandiosi nella loro storia sportiva e nella loro accesa rivalità. Entrambi imperfetti, vulnerabili e odiosi, sono cosi umani con i loro difetti che è impossibile non simpatizzare con loro. Talmente diversi, uno arrogante e geniale, l’altro saccente e imbattibile, sono alla fine speculari come facce della stessa medaglia.

Al di là dello spettacolo visivo, dei dettagli perfetti e della fedeltà storica (gli anni settanta sono resi alla perfezione anche per l’ottima fotografia vintage di Anthony Dod Mantle) è proprio sul legame dei due protagonisti, su quella rivalità nata come odio viscerale e diventata alla fine una profonda stima, quasi affettuosa, che il film trova la sua vittoria.

Hemsworth e Bruhl sono perfetti ed entrambi regalano due interpretazioni fenomenali (come i loro rispettivi personaggi la prima istintiva e passionale, la seconda misurata e preparata con dedizione) che è quasi impossibile scegliere. Aggiungiamo il “quasi” perché, da italiani, ammettiamo che, anche per la qualità della recitazione, la battaglia di Lauda contro la morte e il suo emozionante ritorno in pista ci ha strappato più di una lacrima.

In conclusione, cogliamo l’occasione anche per ricordare il breve ma significativo cammeo di Pierfrancesco Favino nei panni del compianto Clay Ragazzoni. E’ stato davvero commovente ricordare, attraverso uno dei nostri migliori attori, un grande pilota e uomo spesso dimenticato.

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

I fiumi molto spesso smettono di scorrere

I fiumi non sono semplici linee blu disegnate su una mappa, ma sistemi vivi che si muovono e...
empty alt

Addio a Ruth Bourne, l’ultima ragazza di Bletchley Park

Si è spenta a Londra a 99 anni Ruth Bourne, protagonista silenziosa di Bletchley Park, il centro...
empty alt

Corte dei conti sollecita istituzione Agenzia nazionale per la ricerca

La Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei...
empty alt

“Sorry, Baby”, film straziante e al contempo confortante

Sorry, Baby, regia di Eva Victor, con Eva Victor (Agnes), Naomi Ackie (Lydie), Lucas Hedges (Gavin),...
empty alt

L'evoluzione delle piogge in Italia negli ultimi 200 anni

In Italia piove meno, ma quando piove lo fa in modo più violento.
empty alt

Malattia di Parkinson, scoperto nuovo biomarcatore ematico associato alla neurodegenerazione

Finora conosciuto solo come target molecolare nei processi degenerativi, l’enzima JNK3 è stato ora...
Back To Top