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Giovedì, 23 Apr 2026

sopravvissutoSopravvissuto – The Martian, di Ridley Scott, con Matt Damon, Jessica Chastain, Kate Mara, Kristen Wiig, Sebastian Stan, Michael Peña, Sean Bean, Mackenzie Davis, Chiwetel Ejiofor, Donald Glover, Jeff Daniels, Aksel Hennie, durata 140’, nelle sale dal 1 ottobre 2015, distribuito da 20th Century Fox.

di Luca Marchetti

Il maestro Ridley Scott, nel suo lungo, meraviglioso peregrinare tra generi cinematografici e nuovi sceneggiatori (sono di pochi anni fa le interessanti ma altalenanti esperienze con Exodus di Steve Zaillian e con The Counselor di Cormac McCarthy), torna alla sua amata fantascienza con un film dai toni decisamente inediti per la sua carriera.

Sopravvissuto – The Martian, infatti, è un lavoro con uno spirito volutamente divertito, ben distante concettualmente dai classici Alien o Blade Runner.

Tratto dall’e-book-caso editoriale di Andy Weir (opera che si è costruita in rete il suo successo, per poi sbarcare in libreria in un secondo momento), il film è stato adattato per il grande schermo da Drew Goddard, nuovo enfant prodige nel cinema nerd/geek hollywoodiano (dalla sua penna è nata la fortunatissima serie tv Daredevil).

Sopravvissuto, dunque, racconta, alternandole, l’avventura solitaria di Mark Watney, astronauta abbandonato per sbaglio su Marte e in cerca di un modo per sopravvivere, e gli sforzi dei suoi compagni di spedizione e della NASA per riportarlo a casa.

Nonostante il peso della storia, degno di un angosciante survivor-movie, e le derive alienanti verso cui il film poteva degenerare, Sopravvissuto è una pellicola che basa la sua forza, oltre che sull’aspetto estetico (meravigliose le sconfinate “praterie” marziane ricostruite in Giordania), su una ricercata e insistita spensieratezza naif.

Ridley Scott, tra umorismo semplice, accurate ma non pedanti spiegazioni scientifiche e scelte musicali sui generis, non si prende mai sul serio e confeziona un ottimo e furbo prodotto d’intrattenimento. Sono lontani gli universi pedanti e mortiferi dell’Interstellar nolaniano o dello stesso Prometheus di Scott. Qui c’è solo spazio per il grande genio, l’infinita speranza e la fastidiosa arroganza di un Matt Damon padrone assoluto della scena.

Sempre con il sorriso sulle labbra e con la battuta pronta, il suo naufrago spaziale si prende il peso di gran parte del film ma non crea mai un rapporto emotivo con lo spettatore (ben diverso il lavoro fatto da Tom Hanks in Cast Away) togliendo gran forza al film.

Non aiuta molto, anche, la scelta di raccontare senza alcuna suspense, più che un’odissea in solitaria di Damon, il coraggio patriottico nell’organizzazione, dalla Terra, della straordinaria operazione di salvataggio.

Con un cast di grandi e interessanti nomi (due su tutti la sempre splendida Jessica Chastain e il convincente Chiwetel Ejiofor) relegati in personaggi simpatici ma notevolmente stereotipati, la trovata narrativa della doppia storyline può rivelarsi interessante e attraente, ma alla lunga appiattisce la storia in un onesto giocattolo per amanti dei viaggi interplanetari che, ovviamente, non gli impedirà di sbancare i botteghini mondiali.

Detto questo, sorprende la mano e l’intelligenza di un cineasta come Scott, colpevolmente sottovalutato e bistrattato dalla maggioranza della critica, di cavalcare la sceneggiatura furba di Goddard e realizzare una regia fresca e solare.

Una lezione di cinema per molti giovani autori persi nella loro presunzione intellettualistica e nelle loro velleità autoriali.

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critico cinematografico

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