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Domenica, 20 Set 2026

LibriIl carattere dei cani, di Robert Louis Stevenson, Elliot Editore, Roma, 2015, pp.37, euro 7,50.

Recensione di Roberto Tomei

Romanziere, saggista e poeta, Stevenson ottenne la celebrità con il romanzo d’avventura L’isola del tesoro, per rivelarsi poi, con Lo strano caso del Dr, Jekill e Mr. Hyde,  forse il più grande e  autentico successore di Edgar Allan Poe.
Il testo che qui presentiamo, senz’altro tra i suoi lavori meno conosciuti, risalente al 1883 e  poi incluso nel volume Memories and Portraits del 1887, è un saggio ricco di empatia e umorismo nei confronti dei nostri amici a quattro zampe.

L’autore ci regala, infatti, diversi “ quadretti” nei quali esprime il suo sense of humour, offrendoci al contempo uno spaccato della vita all’epoca della regina Vittoria, senz’altro il periodo di massimo splendore della recente storia inglese.

Distaccandosi da una consolidata tradizione, che esalta l’uomo e le sue caratteristiche rispetto a tutti gli altri esseri del mondo animale, Stevenson avvicina uomini e cani, ritrovando in questi ultimi ragionamenti e sentimenti ritenuti esclusivi di quelli: “leggo nelle vite dei nostri compagni gli stessi meccanismi della ragione, gli stessi antichi e fatali conflitti fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, e fra l’innata natura e i costumi troppo rigidi; li vedo con le nostre debolezze, la nostra vanità, la nostra falsità, i nostri desideri incostanti, e con appena un filo di virtù.” Ancor prima,  era giunto al punto di affermare che “essere un leggiadro, affabile e giulivo galantuomo di modi educati e di nobili sentimenti è l’innata presunzione del cane”.

Gradevoli compagni di salotto, talora affettati e leziosi, i cani si rivelano avidi di attenzioni e gelosi sino alla follia, perciò il Nostro non può fare a meno di notare quanto gli uomini, pur talora condividendo con essi fatiche (come accade al pastore) e piaceri (come avviene con il cacciatore), li abbiano spinti lontano dalla loro indole naturale, comportandosi nei loro confronti come ciechi e ottusi monarchi fanno con i loro servitori.

Da qui una serie di interrogativi ( l’uomo è un amico o soltanto il loro padrone? Essi hanno davvero dimenticato la voce della natura?) ai quali Stevenson non risponde, arrendendosi al fatto che “il senso segreto della loro vita è ancora imperscrutabile.”

Ormai al mio terzo cane, penso che abbia ragione lui.

Tomei ridottoQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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