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Domenica, 08 Feb 2026

dialogo musicista giuristaInterpretare. Dialogo tra un musicista e un giurista, di Mario Brunello e Gustavo Zagrebelsky, Editore Il Mulino, Bologna, 2016, pp.139, euro 13.

Recensione di Roberto Tomei

L’incontro tra un musicista, Mario Brunello, violoncellista di fama internazionale, e un giurista, Gustavo Zagrebelsky, ex presidente della Corte costituzionale, ma anche musicista “amatoriale”, si è trasformato nel confronto sull’interpretazione riportato nel libro.

Questo è tutto orchestrato su un percorso parallelo, tanto che il primo capitolo, a cura del musicista, si intitola “le leggi tra le note”, e il secondo, affidato al giurista, tratta de “le note tra le leggi”. Entrambi sono poi suddivisi in paragrafi, anche questi di identica intitolazione: da virtuosismi a risorse della distanza, da pietrificazioni a dedizione.

I due autori sono d’accordo sul ruolo centrale rivestito dall’interpretazione tanto della legge che della musica, entrambe attività che richiedono l’intervento di un interprete, capace di operarne una lettura tale da consentire il convergere di molteplici realtà.

Nello specifico, Brunello si dice convinto che ogni opera richieda un’interpretazione che sia capace di coniugare passato, presente e futuro. Sempre mantenendosi aderente al discorso musicale, Zagrebelsky, da parte sua, esplora la dimensione della legge e della giustizia, che va sempre tenuta aperta a comprensioni nuove, dato che un principio è fecondo nella misura in cui modella e viene modellato dalla società a cui si applica. Egli ci tiene comunque a precisare che le analogie tra musica e diritto non vanno forzate, perché quest'ultimo non è un’arte, in quanto implica attività relazionali e funzionali con un oggetto esterno, vale a dire la società e i suoi equilibri. La musica, invece, “è sempre un’altra cosa”, un “di più” che chiama in causa “ragioni esistenziali e profonde”.

Nell’ultimo capitolo tra i due s’instaura un vero e proprio dialogo sulle grandi questioni dei due campi indagati, come: la nozione di certezza, necessaria al diritto, mentre nella musica prevale “il legittimo desiderio della sorpresa”; l’idea del tempo, che assume un ruolo centrale sia nel diritto che nella musica; i rischi della “cristallizzazione” e altro ancora.

Zagrebelsky si dice, infine, convinto che “troppo diritto prosciuga l’umanità” e mostra tutto il suo amore per la musica, fino al punto di chiedersi se non sia giusto parlare, di fronte al malessere esistenziale che solo la musica sa curare, di un” diritto alla musica”. Musica e diritto – conclude – possono comunque tendersi la mano, in quanto entrambi costituiscono fatti sociali e dimensioni della convivenza.

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